Trionfa Montoya, ma il più felice è Alonso

Raikkonen terzo dopo un’altra splendida rimonta dalla 6ª fila: «Ho perso tempo per superare le Rosse, come andavano piano»

Benny Casadei Lucchi

nostro inviato a Silverstone

Juan Pablo Montoya ha vinto alla sua maniera: scaldando il pubblico sulle tribune e quello nei salotti. Con il sorpasso al via su Button e quello in curva su Alonso, il colombiano ha emozionato gli amanti dei motori come non accadeva da tempo. E sua moglie Connie, a fine gara, ha completato l’opera, commuovendo tutti mentre, in lacrime sotto il podio, mostrava al marito trionfatore il piccolo Sabastien, tre mesi.
Ben tornato, dunque, caldo e latino ed emozionante killer Montoya, bentornato a scaldare gli animi infreddoliti dai troppi tedeschi cannibali, dai finlandesi degni eredi, dagli spagnoli d’Asturia che non c’entrano con i calienti madrileni. Bentornato a dire e aggredire, come in pista su Alonso, come a parole nel dopo gara: «Per tutta la vigilia ho studiato il mio attacco, perché sapevo che Fernando, resistendo al mio sorpasso, aveva solo da perdere. Per questo mi sono detto o la va o la spacca, per questo ho tenuto il piede giù. Quando sono passato, ho pensato subito: Juan, è fatta».
Da lì in avanti, a parte qualche piccolo contrattempo causa doppiati (i commissari addetti alla bandiere blu parevano addormentati), la gara non avrà più storia. Primo Montoya davanti ad Alonso e a Raikkonen, a podio grazie all’errore di Fisichella all’ultima sosta, quando gli si è spento il motore. Lontane le Ferrari, sesto Schumi, settimo Rubens. «Soprattutto problemi di gomme», ammetterà monsieur Jean Todt. Momento chiave del Gp, il giro 49, quello in cui Alonso tornerà in pista dopo la seconda e definitiva sosta, trovandosi di nuovo dietro al sudamericano. «Penso di aver perso la corsa proprio per le bandiere blu – dirà -. Se a Trulli l’avessero sventolata prima non sarei rimasto dietro così a lungo, perdendo 3-4 secondi». E infatti, al fatidico giro 49, lo spagnolo risulterà in ritardo di nemmeno due secondi. Come a dire: la Renault, doppiaggi a parte, avrebbe addirittura potuto trionfare nella nemica Silverstone.
In fondo, però, ha trionfato lo stesso, «perché ho guadagnato altri due punti su Raikkonen, però tutto resta complicato, perché se mi ritiro un paio di volte, i due ragazzi della McLaren sono in grado di vincerle entrambi e il mondiale si riapre... Certo, comunque, che senza quel problema di traffico avrei potuto vincere di nuovo. Il sorpasso di Montoya al via? È stato un po’ frustrante, però sapevo che Juan non aveva nulla da perdere, per cui ho preferito lasciarlo andare piuttosto che fare un incidente».
Per Raikkonen vedasi il G.P. di Francia. Come allora è stato costretto a recuperare (a Magny Cours fu secondo, qui terzo) e come allora dice: «Il mondiale diventa sempre più difficile, speriamo che non si rompa più nulla, certo che il tempo perso dietro alla Ferrari di Schumi è stato enorme, andava così piano... Sono sicuro che senza le penalizzazioni per i motori rotti, sia in Francia sia qui avrei vinto io».
L’eroe della giornata resta però Montoya, che torna a mostrare quel suo ghigno killer: «Sono felice perché ho finalmente messo da parte la sfortuna. Quando ho tagliato il traguardo ho sospirato, “ahhhh, finalmente è andata bene”. Perché fin qui la stagione è stata frustrante, basti pensare ai guai alla vettura a inizio stagione, alla frattura alla spalla, al dolore in gara quando sono rientrato. Penso anche al mondiale: il duello tra Fernando e Kimi è talmente ravvicinato che magari si eliminano a vicenda in un paio di corse e io torno in lotta per il titolo». Oltre ai motori che si sfasciano, il povero Raikkonen ha un altro problema: il compagno. E Alonso gongola.