Il trionfo di Basso più grande dei veleni

Cristiano Gatti

nostro inviato all’Aprica

Incredibile, fantastico, straordinario: per descrivere la più bella giornata del Giro e del suo vincitore, prendo a prestito gli aggettivi usati dai telecronisti di Stato, Auro Bulbarelli e Davide Cassani, per il battutissimo Simoni (neanche ci avessero scommesso sopra uno stipendio). Da anni, dalla gloriosa e poi tragica epoca di Pantani, la corsa più amata dagli italiani non offriva emozioni tanto forti. La maglia rosa che attacca sul Mortirolo, cioè sulla montagna più nobile e più spietata (voto 12), quindi la stessa maglia rosa che taglia per primo il traguardo, solo, senza avversari in grado di reggere il confronto. Rispetto ad altre imprese simili, l'autore Ivan Basso aggiunge di suo un gesto tenero e umanissimo: estrae dalla tasca e mostra al mondo la foto di un bambino appena nato, il suo, che non ha mai visto dal vero, quel piccolo Santiago scodellato l'altra mattina, a lavori ancora in corso sulle strade del Giro. Come degna cornice alla grande rappresentazione di sport e di sentimenti, la platea oceanica degli eventi popolari più veri e più vissuti. Un capolavoro.
Eppure, vallo a spiegare. I cantori chiamati per contratto pubblico a diffondere nelle case degli italiani tutto il senso di questo evento eccezionale, la premiata ditta Bulba&Cassani, sfoderano una telecronaca che definire vergognosa è d'obbligo. Tutta la loro giornata è imperniata su Gilberto Simoni. Il quale sul Mortirolo compie solo l'impresa di restare con un Basso in fase di gestione del vantaggio, quindi in discesa si prende la briga di disegnare qualche curva. Tanto basta, durante l'ultima salita verso l'Aprica, per sentire già i due cantori dire cose del tipo «sarà la sesta vittoria di Simoni al Giro», «Simoni torna alla vittoria a due anni dall'ultimo centro». Nelle loro teste particolari, Basso dovrebbe lasciare la vittoria a Simoni. Come se gli avesse succhiato la ruota tutto il giorno, come se Basso nella sua carriera avesse vinto talmente tanto da potersi concedere un regalo del genere, la tappa più dura, più bella, più importante del suo Giro, ventiquattr'ore dopo la nascita di un bambino.
Per fortuna, il destino si compie nel modo giusto. Succede poche volte, nella vita, che giustizia trionfi: benvenuta almeno stavolta. Il più forte, Basso, allunga sull'ultima salita. Il più debole, Simoni, si stacca. È vittoria, la migliore di tutte, per Basso. È sconfitta, cocente e meritata, per Simoni. Questo è lo sport, applausi a tutti e due.
Purtroppo, non va esattamente così. L'ultima parte di questa colorita commedia popolare si gira in psicodramma. Simoni, che non è capace di perdere almeno quanto non sa più vincere, arriva sul traguardo e getta la sua secchiata di fango sulla tovaglia rosa della festa in casa Basso: «È un mezzo uomo». Il trentino esprime la rabbia per la mancata vittoria, sostenendo d'essere vittima di un tradimento. Come guastafeste, non si troverebbe di meglio sul vasto mercato dell'umanità.
Così, come in tutta la sua vita di fatiche e di contrattempi, il nuovo campione Ivan Basso si trova impedito a gioire, subito chiamato a fornire spiegazioni: «Non mi pare di essere una carogna, ho già lasciato due tappe a Piepoli, compagno di Simoni. Scendendo dal Mortirolo, ho solo detto a Gibo di collaborare: mi sembrava intelligente, visto che mancava ancora tanta strada all'Aprica. Così io ho fatto. Ho lavorato tanto. Poi, che dire: a questa tappa tenevo tantissimo anch'io. Non credo di meritarmi tutto questo».
Vai sereno, giovane italiano dal volto semplice e dal pensiero pulito. Come dice il tuo diesse Riis, «i regali sono finiti». E poi i regali vanno fatti a chi li merita. A chi li apprezza. Come vedi, giovane italiano, grande campione, Simoni non ha apprezzato quelli che già hai fatto alla sua squadra.
Più che altro, abituati: adesso che sei campione, troverai come compagna di viaggio l'invidia del prossimo. Ha scritto Oscar Wilde: non appena produci una buona idea, il coro dei mediocri si scatena con le sue dicerie, per attrarti di nuovo al suo livello. Fatti coraggio, sviluppa qualche anticorpo. Intanto goditi la tua maglia rosa, goditi il tuo piccolo appena nato, goditi la vita che finalmente ti sorride. Il resto, se lo porta il vento. Dice un antico proverbio: quando il dito indica la luna, c'è sempre chi guarda il dito. La cosa ti riguarda: tu sei la luna, un campione italiano finalmente di levatura assoluta, completo su tutti i terreni, in grado di ripresentarsi da favorito al prossimo Tour de France. E sei anche una faccia che sta piacendo tantissimo alle famiglie d'Italia. Eppure, mentre tutto questo succede, dai microfoni Rai si diffondono voci listate a lutto, perché ha perso Simoni: guardano il dito. Sai, giovane campione, con quali parole solenni e celebrative chiude la sua telecronaca il vecchio Bulba? Testuali: «Va be’, questo è quanto».