Trionfo a Milano: «Esasperati dai rom»

da Milano

Chi l’avrebbe detto: Quarto Oggiaro è Padania. Idem il Gratosoglio, roccaforte dell’immigrazione sudista: anche qui la Lega tocca quota tredici per cento. Sì, qualcosa come otto punti in più rispetto alle Politiche 2006. Otto punti che fanno la differenza pure in zona 9 ovvero nell’unica circoscrizione milanese governata dalla sinistra.
«Il ritorno della doppia cifra significa che i milanesi che vivono in periferia non ne possono più di campi rom, che gli abitanti del centro non sopportano di convivere con una stazione centrale trasformata nel fortino dell’illegalità e che, naturalmente, tutta la città ne ha tasche piene dei patti della legalità stipulati dagli assessori buonisti della giunta Moratti». Lettura siglata da Matteo Salvini, capogruppo comunale del Carroccio, che da “movimentista“ suggerisce al sindaco ambrosiano di «ascoltarci» e dar corpo e sostanza a «sgomberi, sgomberi e ancora sgomberi: solo così Milano è più bella, con zero campi rom». Ricetta dettata a voce alta, forte di una percentuale (quasi) bulgara, da paesini della valle Camonica o della valle Brembana. E, attenzione, il consiglio leghista non è uno slogan: basta farsi un giretto per la periferia e, oplà, si scopre che i milanesi declinano politica con sgomberi. Accade a Quarto Oggiaro, nei palazzi popolari di via Lopez, dove si organizzano le ronde contro i rom che «invadono le aree verdi del quartiere» e dove ogni portineria ha affisso un manifesto del Carroccio: «Padroni in casa nostra».
Fotografia che non spaventa don Mario, prete di frontiera nel bronx: «Le carte del Carroccio sono vincenti perché contro quella microcriminalità che, a Milano, è spesso e volentieri sottovalutata». Eppure Milano, recita orgogliosamente il vicesindaco Riccardo De Corato, batte Londra per numero di telecamere: «Peccato - continua don Mario - che i furti e le violenze non diminuiscano. E che la Lega sta nel giusto lo dimostra un dettaglio: ha conquistato il voto anche dei giovani». Particolare non da poco: tredicimila consensi (tanto la differenza in termini assoluti tra Camera e Senato) che picchiano duro sul buonismo, «centomila e passa voti, sia delle tute blu che dei terun» chiosano dal quartier generale del Carroccio.
Analisi del voto, seggio per seggio, che riserva sempre sorprese: «In un seggio di via Padova, che è diventata la Turchia made in Milan, abbiamo conquistato 335 voti lasciando il Pd a quota 125 ossia il contrario di quanto raccolto due anni fa». Elenchino dello tsunami che la Lega porta in dote al sindaco Letizia Moratti, «sono i cittadini che chiedono normalità». Sì, una Milano «normale» prima del 2015: senza neanche un campo rom, «sia abusivi che regolari», e con cinque alloggi popolari occupati illegalmente contro i cinquemila di oggi. E per liberare Milano non si spende neppure un cent: «La manodopera è nei quartieri, tra la gente che è stufa, che ha detto basta alla Milano della vergogna».