Il trionfo della Nannini oscura la Notte di Marta

Un privato, Vincenzo Spera, fa da solo più dei quattro moschettieri del Comune

(...) è proprio ha alzato la manina per dire che «il re è nudo».
Il re, poi, oltre ad essere nudo, è anche un po’ schizofrenico. Perchè, già in epoca Pericu, è rimasto senza assessore alla Cultura quando Genova era capitale europea della cultura nel 2004 e Tursi schierava solo Anna Castellano per la promozione della città. Classico esempio di cura omeopatica dei problemi. E ancora. Il Comune è rimasto senza assessore alla Cultura per tutto il primo periodo della giunta Vincenzi, dove solo il lavoro di Stefano Francesca ha dato a Tursi una politica culturale degna di questo nome, culminata nel Summer festival che i quattro attuali moschettieri evitano addirittura di citare. Chissà, forse hanno paura di avvisi di garanzia solo per citare il nome dell’«appestato» Francesca?
Ma - al di là di certe piccinerie e persino al di là del passaggio da nessun assessore alla cultura a quattro assessori alla cultura - va detto che il problema dei moschettieri di Marta è un altro. E cioè che la Notte Bianca di quest’anno è praticamente un diminutivo di quella dell’anno scorso. Indipendentemente dall’ottimo lavoro di promozione che sta facendo l’ufficio stampa di Tursi. Indipendentemente da quello che si può pensare della Notte Bianca in generale. Come istituzione verrebbe da dire, visto che ormai non c’è paesino di cento anime che non abbia la sua.
Ma, anche ammesso che la Notte Bianca abbia ancora un senso, certo il programma di quest’anno è in tono minore. E solo pochi eventi si segnalano per fantasia o qualità, almeno presunta. Penso, ad esempio, a Storytellers, il programma di Mtv che avrà il pregio di aprire questa sera lo splendido palazzo della Borsa al grande pubblico. Penso al gemellaggio fra Napoli e Genova a De Ferrari. Penso, soprattutto, all’Odissea di Claudio Magris che la sensibilità del Gruppo Grendi ha voluto nel suo terminal a Calata Inglese. Comunque, un’idea.
Il resto, il meglio, non c’è. O, se c’è, c’è già stato. Penso al concerto di Gianna Nannini al Vaillant Palace di Fiumara di mercoledì sera, straordinaria prova d’interprete della cantautrice senese, probabilmente il miglior concerto di una grande carriera, tornata a livelli di assoluta eccellenza dopo l’incontro con due liguri d’adozione come Adele Di Palma, la sua manager di Cose di musica, e Pacifico-Gino De Crescenzo, coautore dei suoi ultimi successi e poeta, poeta vero.
Ecco, forse, a Fiumara - con un concerto «vero», che ha riscattato anche la non esaltante esibizione di Capodanno, viziata come tutti i concerti gratuiti da un certo minimalismo - è andato in scena il vero evento della settimana della Notte Bianca. L’unico a non avere il bollino doc del Comune e della Notte Bianca.
Il merito, come spesso accade, non è stato del Comune e dei suoi quattro-quasiassessori-quattro. Ma di un privato, Vincenzo Spera. Che, come sempre, ha rischiato sulla sua pelle. E di fronte al quale, come di fronte a tutti quelli che rischiano sulla loro pelle, non resta che levarsi il cappello.
Uno come Spera, lui sì, si meriterebbe di fare l’assessore alla cultura. Ne varrebbe quattro, penso.