Il trionfo del popolo della libertà Ma senza virgolette

Ha vinto, anzi stravinto, il popolo della libertà. Quello a cui ci riferiamo continuamente, quello senza le virgolette e scritto con la minuscola.
La sala strapiena del teatro della Gioventù. Le persone in piedi. I quattro-cinquecento che si sono alternati in platea (agli amici dell’Ansa, ottima redazione guidata da persone perbene come Alessandro Galavotti e Luciano Clerico, che ne hanno contate solo «circa duecento», regaleremo una calcolatrice per Natale), contando anche coloro che si sono fermati solo per una parte dell’incontro. Tutto ciò è la migliore risposta a tutti quelli che hanno snobbato o, peggio, provato a boicottare, l’iniziativa degli Amici del Giornale nei giorni scorsi. Gente che vedeva Matteo Rosso, Gianni Plinio e Marco Melgrati - i tre promotori della serata - come pericolosi eversori, quasi terroristi della parola per aver osato dire che non sentono come proprio un governo non eletto dal popolo.
E invece Rosso, Plinio e Melgrati, insieme a tutto il popolo e alla famiglia del Giornale, sono terroristi sì. Ma nel senso del terrore che seminano in tutti coloro che hanno paura del voto popolare; di una legge elettorale dove non si venga nominati su designazione imperiale, si tratti dell’Imperatore, di Imperia o di entrambi, quelli che hanno scelto Musso, per capirci; di chi non è troppo abituato a sentire il polso dei suoi elettori. E l’incontro di ieri sera l’ha dimostrato ampiamente.
Soprattutto perché le presenze di eletti nelle istituzioni erano inversamente proporzionali a quelle del pubblico, delle persone perbene, del popolo moderato. Pochissimi, i rappresentanti istituzionali: i tre organizzatori, il capogruppo del Carroccio in Regione Edo Rixi, l’ex deputato Udc e capo delle truppe di Rotondi e Giovanardi Vittorio Adolfo, un galantuomo come Claudio Eva, i consiglieri comunali Stefano Balleari, Pino Cecconi, Gianni Bernabò Brea e Remo Viazzi e un pugno di consiglieri comunali della provincia, come Patrizia Altobelli di Sant’Olcese, e municipali: Pietro Falanga, Stefania Stellini, Franco Carleo, Davide Rossi e Alba Viani. Stop. E mi scuso anticipatamente se, in mezzo alla folla, me ne sono perso qualcuno.
Poi, come osservatore, il tesoriere regionale del Pd Giovan Battista Raggi, il capo di Forza Nuova Mario Troviso e, presente con un bellissimo messaggio, il capogruppo di Rifondazione comunista-Rifondazione della sinistra Alessandro Benzi, tre che ci aiutano a capire che le battaglie per la democrazia non hanno colore, nè schieramento. E proprio la presenza di persone perbene e capaci di rompere gli schemi come Raggi, Troviso e Benzi - di cui spesso condividiamo più poco che nulla - è l’ennesima sconfitta per chi non c’era. Perché abdicare alle battaglie per la democrazia, soprattutto quando ci si riempie la bocca di questa tre volte al giorno, prima e dopo i pasti, è la peggiore delle sconfitte.
Ecco, io spero che qualcuno mandi a tutti quelli che non c’erano, a quelli che giocano a fare gli oppositori più duri degli altri e a quelli che hanno provato a boicottare la serata, un filmino dell’incontro al teatro della Gioventù. Perché possano capire qual è il loro popolo, quello che li elegge, quello che li coccola, quello che li arricchisce e cosa vuole quel popolo.
Certamente, ieri sera, sul palco di via Cesarea, è nata una nuova leadership. Questa sì, legittimata dal popolo della libertà. Il popolo vero, intendo. Non quello degli organigrammi di Alfano.