Trionfo di Riccardo Muti nel San Carlo rinnovato

Il teatro San Carlo di Napoli è stato rimesso a nuovo. Ora ha 4mila metri quadrati di spazio in più e un palcoscenico d’avanguardia, grazie ai quali si pianifica di triplicare la produttività del teatro. Per rilanciarlo, si è chiesto l’intervento del direttore partenopeo per eccellenza. Riccardo Muti, napoletano per parte di mamma, studi e temperamento, e che fra martedì e ieri ha messo in fila i tre concerti inaugurali della stagione sinfonica. Un successo.
Salvatore Nastasi, commissario dal 2007, ha traghettato il San Carlo dall’inferno di un bilancio cronicamente in rosso, alla nuova struttura che da 4 anni ha i conti a posto, e dunque, entra nella pole position dei teatri che aspirano allo statuto di autonomia. Dopo cartelloni snelli, Nastasi pensa a «una stagione con dieci titoli d’opera, concerti, ospitalità straniere, consolidamento della scuola di Ballo. E tournée: Russia nel 2011, Hong Kong nel 2012, e States nel 2013». A proposito di potenzialità. La forza numero uno è l’orchestra. Una compagine che, come tutte le italiane, è camaleontica, pronta cioè a cambiare pelle a seconda dell'uomo che va al timone.
Per la terna di concerti con Muti, l’Orchestra del San Carlo si è dichiarata, nei fatti, capace di poter dire la sua. Muti l'ha sottoposta a un programma insidioso. Partenza con un'Ouverture di Cherubini, sosta nella Vienna di Schubert e chiusura con Stabat Mater di Rossini. Muti, a Napoli, tornerà di nuovo per l’inaugurazione della stagione 2011, ma Nastasi anticipa che «stiamo lavorando a una collaborazione permanente futura importante». Quanto a lui, che è pure capo di Gabinetto del Ministero alla Cultura e DG di Spettacolo dal Vivo, rimarrà in carica fino alle elezioni del sindaco. Prossima primavera, dunque, «poi resto se mi viene chiesto, ma i lunghi commissariamenti possono diventare patologici». Al suo fianco, dal 2009, c’è la sovrintendente Rosanna Purchia, a sua volta soggetta al vaglio del Cda che andrà a configurarsi. Terna di concerti, terna di successi. Con punta nell’esecuzione della Sinfonia Incompiuta di Schubert, sinfonia che Muti rende umana esibendone, senza pudori, il senso di rassegnazione. Le frasi sono dette con discrezione, evitano lo sfogo liberatorio. Le sonorità arcane, anzitutto dell’attacco, vengono riassorbite da soffi di lampi o da un battito d’ali dei violini. L’Orchestra parla il viennese con una proprietà di linguaggio che ha spinto Muti, a sinfonia conclusa, a rivolgersi al pubblico dicendo, «quando un’orchestra suona in questo modo, va applaudita». Insomma: idillio.