Il trionfo di Schwarzy non consola i repubblicani

Terminator ha stracciato il rivale con 13 punti di vantaggio in California. Ma nei 50 Stati le poltrone controllate dai democratici salgono da 22 a 28

nostro inviato a New York

C'è sconfitta e sconfitta. La Camera e poi i governatori: il partito repubblicano è sommerso dall'onda democratica. Al centro e in periferia. Birilli e teste che volano.
Si votava in 36 Stati su 50: la situazione era: 28 repubblicani e 22 democratici. Sei poltrone di vantaggio non sono bastate: ribaltati. Ora la proporzione è inversa: ai democratici 28, ai repubblicani 22. Hanno tenuto la California, sì. Arnold Schwarzenegger rieletto con una specie di plebiscito: 13 punti di vantaggio sull'avversario democratico Phil Angelides. Schwarzy era favorito all'inizio: è stato un buon governatore. Altri quattro anni per lui, repubblicano in una terra di democratici. Repubblicano diverso, però. Per assicurarsi la rielezione, Schwarzy ha sfidato anche la Casa Bianca: sulle staminali e sull'ambiente. Ha avallato la causa che lo Stato della California ha fatto alle maggiori case di produzione d'automobili, ha scritto una lettera personale a Bush in cui chiede più impegno a Washington sul rispetto della natura.
Sulle tasse, invece, la pensa esattamente come il presidente. Nell'unica sfida tv con il suo avversario Phil Angelides, il governatore ha tirato fuori il discorso: «Io ho abbassato le tasse per tutti i cittadini, voi democratici le volete alzare». Terminator ha vinto per tutto questo e perché stavolta ha preso il voto degli ispanici: li ha coccolati per quattro anni dopo aver capito di aver sbagliato nel 2002, quando li aveva snobbati.
Schwarzy però non basta a confortare i repubblicani. E non basta neanche Rick Perry, l'uomo del Texas. È il governatore che aveva sostituito il presidente Bush una volta giunto alla Casa Bianca. Perry ha vinto, e non è una consolazione. La certezza della roccaforte Texas e la riconferma dell'anomalia California sono un palliativo. I muscoli non bloccano l'irruenza democratica. Troppo forte la spinta.
I liberal conquistano le poltrone di Arkansas, Colorado, Maryland, Ohio, Massachusetts e New York. Gli ultimi due sono Stati che contano. A New York i democratici tornano al potere con Eliot Spitzer dopo dodici anni di governo repubblicano. L'ultimo governatore «di sinistra» fu Mario Cuomo. Era il 1994 e alla Casa Bianca c'era ancora Bill Clinton. Adesso i liberal si riprendono uno stato che sentono profondamente loro. Sul palco, accanto a Spitzer, c'è Hillary che dodici anni fa faceva la first lady.
Il Massachusetts, poi. Ecco Deval Patrick, il governatore di colore: primo nella storia dello Stato più a sinistra d'America. Primo in uno Stato dove la presenza di afro-americani è esigua. Patrick piace. Per lui hanno fatto campagna elettorale sia John Kerry, sia Ted Kennedy. Loro lo paragonano a Barack Obama, il senatore afro dell'Illinois.
In Ohio, il democratico Ted Strickland ha facilmente battuto (60%) il repubblicano Ken Blackwell che era stato la mente della vittoria di Bush nel 2004 in quello che era lo Stato chiave per la rielezione dell'inquilino della Casa Bianca.
Via anche l'Arkansas: come al domino. Il democratico Mike Beebe ha battuto il repubblicano Asa Hutchinson. Ancora un tassello: altro Stato fortemente repubblicano perso. È il Colorado, dove democratico Bill Ritter ha sconfitto il repubblicano Bob Beauprez. Una specie di catasfrofe per i repubblicani. Una sconfitta prevista, forse. Non in queste dimensioni.