Tripi, l’ingegnere-rematore con le amicizie che contano

Ha remato molto: da ragazzo è stato campione italiano di canottaggio e da manager si è fregiato del titolo di «re dei call center». Alberto Tripi, classe 1940, ama definirsi un imprenditore sportivo (tifa per la Roma e ha una partecipazione nella società che pubblica il Romanista), ma soprattutto è un abile giocatore d’attacco, pronto a scambiare la palla con l’uomo più vicino in grado di mandarlo (lui) a segno. Tra questi c’è Romano Prodi al quale, nel 1996, ha fornito la sede principesca dell’allora Ulivo in piazza Santi Apostoli, nella Capitale.
Tripi ha sempre frequentato uomini di potere, particolarità che gli è valsa l’ingresso nelle stanze di comando: è stato per 5 anni nel cda dell’Iri, ha guidato - con la benedizione di Francesco Rutelli, ai tempi sindaco di Roma - la Centrale del latte sul punto di essere privatizzata, e ha conteso, sostenuto da Marco Tronchetti Provera (da cui ha acquisito Finsiel che, poi con Cos, ha dato vita ad Almaviva), la presidenza degli industriali romani all’ex socio nella Isi-gest (schedine per il Lotto) a Luigi Abete, appoggiato invece da Luca di Montezemolo. Tutte esperienze che sono valse a Tripi amicizie di peso, come quella con Piero Gnudi (Enel) e Piero Ciucci (Anas). «La sua vera dote - dice chi lo conosce - è la “trasversalità”: è amico dei “prodiani” Franco Bassanini, Luigi Nicolais e Linda Lanzillotta ma anche di Gianni Letta, Lucio Stanca e Maurizio Gasparri». Forte dei 17 anni trascorsi ai vertici di Ibm, l’ingegnere-rematore prima ha deciso di scommettere sui servizi informatici (Cos) quindi nei call center (Almaviva) con l’obiettivo di crescere in modo esponenziale soprattutto all’estero.
Su Tripi si erano accesi i riflettori per il caso Atesia, società di call center rilevata da Telecom, finita nel mirino degli ispettori del lavoro e di cui ha dovuto regolarizzare i precari. E ora, al fotofinish, il Tar lo ha rimesso in corsa per la gara indetta dalle Fs. Quando tutto sembrava ormai perduto.