Tripletta d’autore in Francia per l’allevamento del trotto

Ernesto Cazzaniga*

Vorrei commentare lo stato del nostro allevamento del trotto con una serie di riscontri prestigiosi ottenuti in Francia dai cavalli «made in Italy» che la dicono veramente lunga sul livello attuale raggiunto dall’allevamento italiano.
Donadoni Ok prima, Express Road venerdì scorso, hanno rispettivamente vinto due bellissime e combattute prove internazionali, all’ippodromo parigino di Enghien, battendo i migliori coetanei europei. Per completare il tris, domenica a Vincennes con Farifant della scuderia Malù abbiamo vinto una corsa internazionale battendo i migliori quattro anni attualmente in attività in Europa. Non solo: conseguendo un record di 1’15“2 sui duemilasettecento metri con partenza da fermo e pista pesantissima, un record da Amerique. Farifant è stato guidato da Jean Pierre Dubois, sicuramente uno dei più grandi uomini di cavalli del mondo. Non male in una sola settimana.
Qualcuno si chiederà perché ritorno su episodi di cronaca sportiva che hanno già avuto ampio rilievo sulla stampa specializzata e, certamente non potrei dire molto di più, ma non è così. Infatti le prestazioni di questi giorni e non soltanto, vogliono a mio avviso dimostrare una cosa inequivocabile: oggi il nostro allevamento ha raggiunto un livello di tale qualità ed eccellenza da potersi tranquillamente confrontare in Europa, con i migliori allevamenti, in particolare con l’allevamento francese e scandinavo che rappresentano il meglio reperibile da noi, ma anche probabilmente con il mitico allevamento Usa. Non più tanto mitico oramai, se solo avessimo la voglia e la possibilità di varcare l’oceano, con la stessa facilità con la quale andiamo in Francia. Nonostante queste premesse abbiamo comunque un però: infatti se parliamo di corse di cavalli giovani il confronto è assolutamente a nostro favore, il discorso diventa più problematico quando andiamo a confrontarci con i cavalli anziani. Sono costretto a ritornare ancora una volta per lamentare la mancanza di strutture adeguate che non hanno assolutamente tenuto il passo con il miglioramento del livello del nostro allevamento. Mi riferisco all’adeguamento delle strutture tecniche al fine di assecondare e cogliere in pieno le nostre potenzialità di progresso in atto. Come è sotto gli occhi di tutti, il nostro potenziale allevatorio è molto evidente quando si parla di cavalli di due, tre e quattro anni, inevitabilmente si affievolisce la spinta quando andiamo ai cavalli anziani. La mia risposta è sempre la solita: come possiamo pensare di fare della nostra razza una razza oltre che precoce forte e duratura per il periodo atletico più prolungato possibile, senza piste di sviluppo adeguato, senza centri di allenamento degni di tale nome, e con una certa categoria di allenatori formatasi nella pratica, senza avere avuto l’ausilio di una vera scuola formativa? Inevitabilmente i risultati sono quelli che sono.
A mio avviso l’Unire dovrà farsi carico di questo stato di cose. Pare che le società di corse abbiamo ottenuto e accettato la famosa nuova convenzione, salvo un solo caso di resistenza ad oltranza che probabilmente ritiene di potere ancora esercitare delle pressioni, anche in vista di un auspicato (da parte sua), cambio di governo. L’Unire dovrà, farsi carico del problema delle piste, dei centri di allenamento, di scuole per la formazione di artieri e professionisti (guidatori e allenatori). Tra le priorità da affrontare, riterrei assolutamente utile, una riedizione da parte dell’UNIRE, di un intervento già sperimentato negli anni ’90; un contributo in conto interessi a favore di quegli allevatori che vorranno accedere ad un credito (mutuo o altro tipo di finanziamento), per l’allargamento dell’azienda con l’acquisto di altri terreni, oppure il rinnovamento e l’adeguamento delle strutture: pensate alla vita media dei recinti, che in pochissimi anni solo obsoleti e da rifare.
Questi saranno i compiti che a mio avviso dovranno essere prioritariamente affrontati e impostati in una ottica di lungo periodo se vogliamo raccogliere, rilanciare e valorizzare in pieno lo sforzo fatto in questi ultimi dieci anni dagli allevatori italiani.
* presidente dell’Anact (Associazione nazionale allevatori del cavallo trottatore)