Trisha Brown, icona della danza

La grande star americana si presenta con uno spettacolo contemporaneo formato dall’unione di tre diversi quadri

Ferruccio Gattuso

«Nel balletto, più ancora che in altre realtà artistiche, il rapporto tra donna e uomo è di uno a dieci, nella migliore delle ipotesi. Quella della donna nel mondo della danza è la storia di una dura sopravvivenza».
Parole dure e realistiche, ma soprattutto parole con le quali Trisha Brown, stella di prima grandezza della danza postmoderna internazionale, icona del balletto americano e della rivoluzione culturale e artistica nella seconda metà del Novecento, sceglie per presentarsi alla piazza milanese. Attesa nei giorni 15 e 16 dicembre sul palcoscenico del Teatro degli Arcimboldi per uno spettacolo composto da tre numeri (tra cui il suo capolavoro indiscusso Set And Reset, del 1983), Trisha Brown ha presentato la tappa milanese della sua Dance Company nella cornice dell’Urban Center in Galleria Vittorio Emanuele.
A un passo di danza quindi, è proprio il caso di dirlo, da quella Scala che, di questi tempi, fa parlare di sé nel bene e nel male. Un contrasto che l’assessore alla cultura Vittorio Sgarbi, presente nell’occasione, non ha mancato di sottolineare con il consueto istinto provocatorio: «L’Arcimboldi è nato per fare invidia alla Scala - spiega divertito Sgarbi -, è come una di quelle ragazze speciali, che si definiscono belle dentro per il fatto che i pregi che hanno non risaltano all’esterno. Ma ci sono».
Da leggersi così: l’Arcimboldi, per look architettonico e collocazione, non sarà un granché, ma dove pecca la forma vince il contenuto, spesso e volentieri rivolto alla modernità (dopo la Trisha Brown Dance Company, è atteso il musical Peter Pan). Mentre alla Scala, sontuosità kolossal e sguardo rivolto al passato (il grande Verdi dell’Aida, ma anche le polemiche sull’estetismo zeffirelliano) ne fanno una rivale in difficoltà.
Accanto all’eruzione vulcanica sgarbiana, Trisha Brown offre, nella voce come nei movimenti, la conferma di ciò che diceva un’altra donna celebre, la scrittrice George Sand: «Non c’è nulla di più difficile al mondo della semplicità. Si tratta infatti dell’ultimo traguardo dell’esperienza e dell’ultimo sforzo del genio».
Con voce pacata, la Brown racconta - in quella che alla fine viene riassunta dal presidente del Teatro degli Arcimboldi Francesco Micheli come «una masterclass di danza, e non un intervento in conferenza stampa» - i tre quadri destinati a comporre lo spettacolo: il citato Set And Reset, che la Brown definisce «il paradigma di tutto il mio lavoro, quello che contiene tutto il mio vocabolario», e a seguire Present Tense, composto nel 2003 su musiche di John Cage, e Groove and Countermove, del 2000, su musiche jazz di Dave Douglas.