La triste allegria dei Beirut

E lasciate perdere se il ritornello di A candle’s fire, perso in una fanfara messicana poi docile all’ukulele, ricorda così tanto Have you ever seen the rain dei Credence Clearwater Revival. Lasciate perdere anche che ora Zach Condon piega i suoi Beirut più alla malinconia che alla decadente allegria «brass» dei primi due dischi. Sono dettagli. Conta invece che nel macramé di The rip tide, tra tastierine cheap e fiati balcanici, c’è quell’energia borderline che non consacra le popstar ma gli idoli di culto. Grande disco. Per tutti.