LA TRISTE FINE DEL VELTRONISMO

La scoperta dell’alba, d’accordo. Ma la scoperta del tramonto? Veltroni potrebbe scrivere un altro romanzo. Seconda parte, assai più crepuscolare. E potrebbe cominciare proprio così, con il clima che si respira in queste ore a Roma. La Capitale, in contemporanea, fa festa a Bush e fa la festa a Walter, incorona l’amico americano e volta le spalle all’ex re del Campidoglio. E la coincidenza sembra quasi una crudele beffa del destino per il politico di sinistra, che più di tutti è cresciuto nel mito Star&Stripes, pane, nutella e happy days.
Anche Bush se ne va, anche il suo mondo si avvia al tramonto. Ma è un tramonto che emana energia, come quello al termine di un giorno che si è davvero vissuto. Attorno a lui ci possono essere gratitudine o rabbia, riconoscimenti o accuse. Ma non c’è la vuota malinconia, che circonda Walter, in queste ore in cui la fiducia nel suo futuro affonda fra le liti del Pd e la memoria del suo passato viene sepolta sotto i catastrofici debiti di Roma.
È un incrocio doloroso quello che si celebra nella Capitale: si accendono le luci per accogliere Bush e intanto si spengono quelle del mito veltroniano. La Festa del cinema vola verso l’ultimo e un po’ austero ciak, con budget ridotti e sponsor sul piede di guerra. L’estate romana e la notte bianca (ricordate? Il mito, la gioia, Benigni e i concerti, «il più grande evento culturale che ci sia», diceva Walter) sono a rischio. Al Campidoglio trovano 7 miliardi di debiti. L’epopea di Veltroni buon amministratore affonda. E intanto il sogno di una vita, il neonato Pd, muore in culla, ucciso da una rissa continua, con gli ultimi alleati cattolici che si risvegliano dal lungo sonno, lasciano il partito, e dalle prime pagine dei giornali diocesani urlano: «Non saremo mai compagni».
Ed ecco allora, nel giorno di Bush, il vuoto veltroniano che si svela in tutta la sua sfolgorante vanità, come alla fine di un giorno che non c’è mai stato. Un giorno molto raccontato, mai davvero vissuto. Ciò che sta accadendo (e non è un bene per il Paese) è qualcosa più di una resa dei conti a sinistra: è l’addio a una leggenda, è il tramonto di una falsità ben comunicata, il crollo di una consolidata costruzione cipria&paillettes. Sotto le paillettes, nulla. Anzi, peggio: buche e debiti. Oltre la notte bianca, i conti in rosso. Dietro il cinema, una commedia tragica. Anni di celebrazioni, discorsi, articoli, cerimonie, pubblici encomi: di tutto questo che cosa resta? Veltroni prova ad alzare la voce, ma non lo ascolta più nessuno. Nemmeno gli ex amici. I care? We can? Povero Walter: se ne sta in un angolo a guardare la sua Roma che applaude Bush mentre i suoi lo fischiano. Vorrebbe sperare in Obama. Ma come fa? Barack ha appena detto che vorrebbe copiare Tremonti e fare la Robin Hood Tax.