Il triste Natale dei senzatetto mensa vietata se hanno un cane

Le festività, specie quelle prolungate come il periodo natalizio, non rappresentano un momento di gioia per tutti. Mentre il mondo intorno se la spassa (apparentemente) tra pranzi e cene, pacchi e pacchetti, luminarie e canti natalizi, chi rimane solo, o chi si sente solo nell'anima, vede aumentare la sua sensazione di melancolia. Molto spesso, per chi è solo, l'ancora di salvezza può essere un cane o un gatto. Senza riempirsi la bocca di termini inflazionati quali pet therapy o altro, la semplice vicinanza di chi non chiede che una carezza per trasmettere uno sconfinato amore, diventa decisiva, proprio in questi momenti in cui il mondo sorridente sembra incurante di te.
Lui si chiama Adriano, ha una quarantina d'anni. Alla nostra lettrice, che lo conosce da tempo, daremo un nome fittizio, ma significativo, Angela. Adriano è un homeless, un senzatetto con il quale Angela, ogni tanto si ferma a fare due chiacchiere e, quando può, ad allungargli qualcosa da mangiare per sé e per i suoi due cani, inseparabili amici senza dimora. Nella sua miseria e nella sua condizione, Adriano che non ha mai fatto male a una mosca, non è un disperato e non si gloria di essere quel che è: ha accettato che la sua vita prendesse quella svolta, senza imprecare contro il destino, il governo o la società. Forse un giorno tenterà di cambiarne il percorso, ma, per il momento, accetta la sua condizione con serenità.
Un giorno Angela lo vede particolarmente cupo e gli chiede cosa sia successo. Adriano, come tanti nelle sue condizioni, si reca presso la mensa di una chiesa, dove i frati francescani dispensano vettovaglie a chi è in difficoltà. Si tratta della chiesa di Viale Piave gestita dai fedeli a San Francesco. Fatto sta che Adriano può entrare, ma i suoi amici quattrozampe no. È obbligato dunque a consumare il suo pasto, e quanto racimolato per i cani, fuori sotto l'acqua, la neve o al gelo.
Angela, una domenica mattina prima di andare a messa, si ferma a parlare con il frate guardiano, chiedendogli perché non sia possibile far entrare i cani per pochi minuti. Un po' scorbutico il frate le risponde che esistono misure igieniche insormontabili. In quel momento entra un extracomunitario che sputa più volte sui tavoli e se ne va. Angela guarda il frate: «Qui capita di tutto - risponde il guardiano -. Un tempo davamo anche qualche soldo e probabilmente quello se l'è presa perché non ne diamo più».
Nel frattempo si mette a sedere una persona con una gamba dalla quale cola copioso materiale purulento. «Capisco cosa vorrebbe dire - interloquisce il frate -, ma quella è una persona, non è un cane». Che detto da chi onora S. Francesco stona un tantino.
Senza voler stravolgerle norme igieniche imposte dall'USL, qualcosa di semplice però si porrebbe fare, per questi senzatetto, perché possano mangiare riparati, assieme alle creature che li tengono in vita. Una tettoia, una sorta di gazebo, un luogo riparato, lontano dalla mensa, dove i tanti Adriano e i tanti loro animali possano dividersi un pezzo di pane senza i morsi del gelo, visto che bastano quelli della fame. Vogliamo fargli questo regalino per l'anno nuovo?