Un Trittico di emozioni per Puccini

Con Il Tabarro, Suor Angelica e Gianni Schicchi

Piera Anna Franini

«Ci sono leggi fisse in teatro: interessare, sorprendere e commuovere o far ridere bene» diceva Giacomo Puccini. Teorema che trova un formidabile corrispettivo pratico nel Trittico, tre opere in un atto pensate per impressionare lo spettatore – Tabarro - quindi rilassarlo – Suor Angelica - portandolo, alla fine, alla risata liberatoria – Gianni Schicchi -.
Tabarro, Suor Angelica e Gianni Schicchi approdano all’Auditorium sui Navigli, domani alle 19.30, terzo appuntamento di E...state all’opera, la rassegna che propone nove atti unici in quattro serate (chiusura il 14 luglio). Intervengono i cantanti della School of Music della Yale University, l’Orchestra Verdi, il Coro di voci bianche «I piccoli musici» preparati da Mario Mora. Dirige Giampaolo Bisanti, milanese; la regia è curata da Marc Verzatt.
Si parte con Tabarro, con le vicende di Michele che scoperto il tradimento della giovane moglie, Giorgetta, uccide Luigi, l’amante, avvolgendolo nel tabarro. Un dramma di gelosia, di speranze svanite nel nulla, di sofferenze che sgretolano una coppia già segnata dalla differenza d’età (Giorgetta ha 25 anni, esattamente la metà di Michele). Una storia concepita all’alba del Novecento, ma che allo stesso tempo risulta uno spaccato di vita contemporanea.
È legato invece al passato, il dramma di Suor Angelica, la donna fattasi monaca per espiare la colpa d’aver concepito un figlio fuori dal matrimonio. Una storia di ipocrisia, di bigottismo, ambientata in monastero dove dominano rinunce e non s’avvertono affetti terreni, gelato, alla fine, dalla freddezza incarnata dalla zia Principessa che nell’annunciare con sintetica crudeltà la morte del figlio conduce Suor Angelica alla soglia della pazzia e alla decisione di darsi la morte.
Gianni Schicchi si inserisce invece nel solco della Commedia dell’arte, lo spunto proviene dal trentesimo canto della Divina Commedia di Dante che sprofonda Schicchi nel girone dei falsari, il librettista di Puccini farcì la vicenda con idee attinte dal Volpone di Ben Johnson.
Siamo a Firenze, 1299, muore Buoso Donati che cede tutti gli averi ai frati lasciando i parenti a bocca asciutta. I parenti serpenti escogitano un piano: Schicchi, uomo di proverbiale astuzia, assumerà le vesti di moribondo e dal letto di morte detterà un testamento fasullo.

Il «Trittico» di Puccini, E...state all’opera, Auditorium di largo Mahler, info 02.83389.201, domani ore 19.30, ingresso 20 euro