Trittico natalizio dal gusto «british» per la Verdi

Si avvicina il Natale e le società musicali di Milano s’attrezzano. C’è chi già opera in prospettiva del Capodanno, e predispone una collana di valzer, chi offre Oratori, Cantate e Messe della più pura tradizione tedesca. Qui e là spuntano gospel. L’Orchestra Verdi percorre una sua originale strada e mette in campo tre appuntamenti (oggi ore 20.30, domani ore 20, infine domenica ore 16) elegantemente «british», pur imbevuti dei colori sgargianti e allo stesso tempo malinconici della Russia d’Ottocento. Questo progetto d’un Natale britannico è stato chiaramente avallato dal direttore d’orchestra Wayne Marshall, sul podio per la terna di concerti. Già, perché Marshall, direttore principale ospite dell’orchestra milanese, è nato nel 1961 a Oldham, nella contea di Lancashire, è pianista, direttore ma soprattutto è organista, titolare dell’organo Marcussen della Bridgewater Hall a Manchester. Certo, un organista sui generis, non proprio «casa e Bach», considerato che la sua versatilità lo spinge nei territori del jazz. Per chiudere il cerchio è utile sapere che spicca fra gli ambasciatori di Bernstein e Gershwin. Interessante anche l’aspetto umano di questo musicista di colore. I genitori, originari di Barbados, approdavano in Inghilterra cinquant’anni fa, in cerca di fortuna. Una fortuna colta al volo dal figlio, il prode Wayne, che ora sembra aver trovato pure una seconda patria in Italia dove è sempre più presente. Ha da poco debuttato con la Filarmonica Arturo Toscanini di Parma, collabora con il Teatro Lirico di Cagliari. Sarà lui a dirigere il Concerto di Natale da Assisi con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai (trasmesso su Rai Uno il 25 dicembre). Se, per Assisi, il programma vede la solennità di Haendel sposarsi con l’esistenzialismo delle ballate di Bob Dylan, con la Verdi Marshall sfodera una serie di «carol», di canti religiosi inglesi, del Tre e Quattrocento, creati per solennizzare il Natale e l’Avvento. Per tradurre l’estroversione natalizia attinge a pagine di Rimskij Korsakov, mentre l'atmosfera fatata vede entrare in campo Cajkovskij ed estratti dallo Schiaccianoci, tra cui la suite con arrangiamento di Duke Ellington, compositore, direttore d’orchestra e arrangiatore della storia del jazz, nonchè uno dei grandi compositori americani del Novecento, oltre che origina e, per certi versi, impareggiabile pianista. Si chiude con una rivisitazione novecentesca del carol per la penna dell’americano Leroy Anderson.