«Il Trivulzio ha case in centro che nessuno vuole affittare»

«Scontiamo questo nome maledetto, Trivulzio, come se fossimo una banda di ladri e approfittatori». Fabio Nitti, consigliere provinciale del Pdl, è da due anni il direttore generale della casa di riposo che i milanesi chiamano Baggina, nome che è come dire Tangentopoli. Ora anche Affittopoli. «Più trasparenti di così! Il bando per gli affitti va sul sito e sull’albo pretorio per un mese, la persona può fare richiesta anche per più di un appartamento. E noi non graviamo sulla comunità. Siamo un ente pubblico indipendente, che da Comune e Regione riceve solo i soldi delle rette per il ricovero dei pazienti, come le altre Rsa (residenze assistite per anziani, ndr) accreditate» si accalora Nitti. La foga lo spinge a chiedere trasparenza per tutti: «Vorrei che accadesse lo stesso per il Golgi-Redaelli, che come noi è un’azienda di servizi alla persona. E poi la Fondazione Policlinico, l’Istituto dei Ciechi, le aziende ospedaliere come il Niguarda, le case del Comune. Non capisco questo accanimento come se noi fossimo la peste del mondo».
Il problema, secondo lui, è che questi favolosi alloggi non sono poi così appetibili. «Il 45 per cento delle nostre offerte rimane senza risposta! Tra via Moscova e via Santa Marta, sulla carta luoghi bellissimi, abbiamo cinque appartamenti che nessuno vuole a canoni di mercato, perché entri e ti trovi il bagno di fronte e nessuno butta dentro gli 80 o 90mila euro di ristrutturazione necessari. E gli affitti che si leggono sulle tabelle devono tenere conto delle spese che gli inquilini sostengono per case non proprie. Non sono molti a volerlo fare e noi da 15 anni non abbiamo i soldi per ristrutturare e ampliare i nostri reparti, che non sono più adeguati. Ci servono 20 milioni l’anno per mantenere la struttura e 40 milioni per i lavori, per questo abbiamo messo in vendita le case».
Le vendite sono un altro capitolo controverso. «Il piano vendite è passato attraverso il cda, che lo approva sulle basi delle valutazioni dell’Agenzia del territorio. A questo punto apriamo il bando, è un’asta pubblica dal notaio in cui vince chi fa l’offerta più alta in busta chiusa. L’anno scorso abbiamo messo in vendita Santa Caterina e Santo Stefano con annunci sui giornali».
Negli ultimi due anni - spiega - è stata avviata una politica di revisione degli affitti convenzionati («più di 600 appartamenti, i tre quarti del totale, molti retaggi dall’equo canone») che ha portato a un aumento del 30% delle entrate da locazione, con una redditività annua di 8 milioni dagli affitti. «Ma non possiamo certo buttare fuori chi vive lì da sempre, la vecchiettina che magari lascia in eredità la casa alla figlia. Non possiamo sbattere fuori la gente e non credo neppure che sia giusto, dovremmo aprire contenziosi e disdire contratti. Ma non siamo immobiliaristi, la nostra è una funzione sociale».
Meno comprensibile l’assistenza sociale a vip, notabili e benestanti di ogni genere: «Ci sono pochi furbi o alcune persone famose che ne hanno approfittato, ma sono pochissime sul totale di 600 appartamenti. Si tratta di situazioni ereditate dal passato, che non è così facile sanare. E i prezzi delle case ai vip non sono bassi, come dimostrano i 4 milioni al mese di Carla Fracci. Sfido le agenzie immobiliari a fare di meglio».