Tronchetti: «I mali dell’Inter? Non fare giochi di potere»

Lo sponsor nerazzurro e il tormentone scudetto: «Sbagliamo tanto, ma siamo puliti»

Riccardo Signori

Meglio fare l’occhiolino a Marcos che a Carraro, meglio concedersi il vezzo di spedire Milly con i verdi, che non mordono, piuttosto che regalare ancora un Pirlo ai rossoneri, che vincono e navigano in un conflitto d’interessi. No, l’orgia del potere non è mai piaciuta a Massimo Moratti. Uno come lui può concederselo: il potere è nero come il petrolio. E lui ce l’ha. Nascere ricchi è un segno del destino e talvolta il potere te lo porta in casa. E a lui è riuscito. Meglio il gioco, dei giochi di potere. Meglio il calcio, dello scalciare. Quante volte l’avrà fatto intendere. Forse un po’ troppe per non pensare che ogni tanto il naso si allunghi. Ieri lo ha ripetuto l’amico suo per la pelle. Frasi striscianti, nel solco di quelle che la simpatica compagnia nerazzurra sta lasciando partire con più frequenza. Come un siluro. «Considero Massimo un fratello, perchè non si è mai piegato ai giochi di potere». Tronchetti Provera, che non è certo simbolo di chi il potere non ce l’ha, lo ha raccontato ai ragazzi che studiano i quotidiani. Lo ha detto per spiegare la ragione per cui l’Inter non vince scudetti da un’eternità. Un’attesa che oramai ha scosso perfino il suo elegante aplomb. «Uno dei motivi per cui l’Inter, da anni, non vince uno scudetto? Perchè non si è mai piegata a giochi di potere», ha detto e sottolineato: «Noi facciamo tanti errori, ma non giochi di potere». Per i ragazzi sarà una verità da far gonfiare il petto. Qualche anziano lettore, invece, penserà che papà Moratti era più furbo: il potere era lui e lo dimostrava. La sua Inter vinse scudetti e coppe. Ma Allodi era mago e manager per tutti gli usi.
Oggi, invece, la dirigenza non perde occasione per tirar stilettate contro Juve o Milan, i due simboli del potere che tutto mangia. Anche i sogni nerazzurri. Storia della volpe e dell’uva. Revival di antiche storie, ogni tanto rispolverate come vecchie canzoni che non si scordano mai. Ed anzi piace tornare a canticchiare per togliersi di dosso malumore e malinconia. Nel calcio leggasi alibi. Il Milan ha le tv e l’Inter no. Il caso Ronaldo-Iuliano-Ceccarini. Arbitri pro Juve. La doppia veste di Galliani: un pugno nello stomaco, salvo votarlo quando l’Inter poteva farne a meno. Moratti usa punture di spillo, ma la lingua batte... L’ultima uscita in assemblea ha colpito a 360 gradi: dal doping (vedi Juve) a vecchie storie elencabili perfino alla voce scommesse (guarda caso ci finì il Milan). Lunedì Facchetti ha regalato sganassoni a Giraudo (moralità) e Moggi (caso Zoro). Ieri il direttore generale juventino ha replicato: «Tra le tante cose che Facchetti non ha capito, purtroppo c’è anche questa. Non volevo far polemica e attaccare l’Inter, ma difenderla. La società non ha nessuna colpa, come non l’avrebbero altre società: di fronte a certi casi non ci sono difese. Anche la Juve un giorno potrebbe essere coinvolta in un caso di razzismo».
Ma l’Inter ormai ha scatenato il suo bombardamento, anche mediatico. E Mancini quando c’è da attaccare non si tira indietro. Specie contro Moggi. «Questa società merita molto più rispetto da parte di tutti. Fa parte della storia del calcio. Facchetti è stato molto elegante. Io avrei risposto in altro modo». Il nervo è scoperto. Ma serve memoria. E Zamparini, il patron del Palermo, fra l’altro un tifoso interista, l’ha rinfrescata a tutti. «Non hanno mai fatto accordi col potere? Non la pensavano così quando si è trattato di prendere tutti i soldi che spettavano agli altri. Sono stati accondiscendenti verso questo potere, quando in tre società si sono spartite la torta del calcio». E qui si torna ad elezioni di Lega e Tv. Ma forse, in quei momenti, Tronchetti e Moratti stavano guardando le partite del calcio primavera.