Tronchetti: «Pirelli, più utili dalla Penisola»

Investire e fare utili in Italia: Pirelli e Fiat a confronto, con le debite proporzioni. Entrambe le multinazionali hanno un progetto comune, quello di puntare sul proprio Paese. Pirelli, in proposito, inaugurerà a metà 2011 il nuovo stabilimento di Settimo Torinese, «l’impianto tecnologicamente più avanzato ed efficiente del gruppo», come lo ha definito il presidente Marco Tronchetti Provera. Tra Bicocca e Lingotto c’è però una differenza: mentre la Fiat, secondo quanto dichiarato da Sergio Marchionne, non ottiene ancora un euro di utile dall’Italia, la visione di Pirelli è più ottimistica: «Qui puntiamo a fare profitti - dice Tronchetti Provera -; del resto realizziamo una fabbrica nuova per guadagnare». La presentazione del nuovo piano industriale 2011-2013 di Pirelli, con visione al 2015, ha lasciato spazio ai commenti sul futuro dell’industria nel Paese e al diverso tipo di rapporti tra aziende e sindacati. Nel caso di Pirelli, per esempio, il confronto non avviene con la Fiom (come per la Fiat), ma con le sigle del settore gomma: «Penso che le discussioni siano positive - ha spiegato il presidente della Bicocca - per cercare di trovare un punto d’incontro; è quello che abbiamo sempre fatto grazie anche a controparti ragionevoli». Sarà comunque lo stabilimento di Settimo Torinese il secondo fiore all’occhiello di Tronchetti Provera dopo quello del recente ritorno come fornitore nella Formula Uno («dopo Abu Dhabi avremo i primi responsi dai team», il commento di Francesco Gori, capo di Pirelli Tyre): il sito piemontese, per il quale è in corso un investimento iniziale di 155 milioni, «racchiuderà tutta la nostra tecnologia più alta, avrà un mix sofisticato; sarà un impianto all’avanguardia e profittevole». Tronchetti Provera, dunque, non guarda solo ad America Latina, Russia, Cina e da ora anche Messico. Sollecitato a margine della presentazione, accetta di stilare una sorta di classifica, non negando le difficoltà di fare impresa. Ecco allora premiati Egitto e Cina per l’efficienza, «mentre se devo guardare alle regole in Europa, lo Stato dove le norme sono più chiare è la Germania. Nel mondo, invece, gli Usa; in Italia non è così semplice». Seguono i dati sugli investimenti, pari a 1,9 miliardi per il quinquennio: 1,2 miliardi tra il 2011 e il 2013 e 0,7 nel 2014-2015. Il progetto a lungo termine, dopo lo scorporo dal ramo Real Estate, consentirà a Pirelli di ottenere «nel periodo una crescita media annua dei ricavi dell’8%, con una redditività in aumento nel 2013 tra il 10,5% e l’11,5%». Il mercato ha salutato positivamente i contenuti del piano: il titolo ha chiuso la seduta in Borsa con un incremento dell’1,07% a 6,165 euro. La società stima nel 2011 ricavi superiori a 5,15 miliardi, attesi a fine 2013 a 6,05 miliardi. E intende seguire una politica dei dividendi che prevede la distribuzione del 40% circa dell’utile netto consolidato. L’indebitamento da meno di 700 milioni previsti a fine 2010, salirà a meno di un miliardo nel 2013 ed è visto di poco maggiore a 700 milioni nel 2015.
Il gruppo, di fatto, esce da oltre due anni di ristrutturazione al termine dei quali si trova concentrato sulle attività industriali e nei prossimi tre anni sempre più focalizzato sugli pneumatici di alta gamma. Per la Bicocca significa ribilanciare le aree geografiche e arrivare nel 2015 ad avere un contributo alla reddititività paritetico da America Latina (dall’attuale 50%), dalle altre aree a rapido sviluppo (Cina, dove la capacità sarà raddoppiata, Russia, Medio Oriente e Nord Africa) e dai mercati maturi come Europa e Usa (oggi inferiore al 20%). Dovrebbe infine avere un’accelerazione il debutto in Russia, mentre allo sviluppo in Messico saranno destinati nel biennio 210 milioni di dollari. «La nostra crescita sarà interna - precisa Tronchetti Provera - non sono previste operazioni di fusione e acquisizioni, ed escludo anche aumenti di capitale».