Tronchetti prepara una Telecom senza Tim

«Per i cellulari esamineremo offerte». La riorganizzazione richiederà sei mesi

Marcello Zacché

da Milano

Marco Tronchetti Provera trasforma Telecom in «media company» e aspetta offerte per Tim. La società di telefonia mobile non è stata messa in vendita, «ma se arriverà qualche offerta la valuteremo», ha detto il presidente di Telecom Italia agli analisti al termine del cda di ieri, durato quasi quattro ore.
Un consiglio che ha approvato «all’unanimità» la semestrale e «una riorganizzazione» che come previsto ha riguardato la societarizzazione della Rete (l’ultimo miglio, o local loop) e della Tim, che resteranno controllate al 100% da Telecom, che a sua volta cambia perimetro operativo prendendo la strada della cosiddetta «media company». Il che significa, come dice il comunicato emesso in serata, l’inizio del «percorso di focalizzazione del gruppo sui servizi broadband (banda larga) e media, in Italia e all’estero». In altri termini Telecom diventa sempre più simile a un fornitore di prodotti e servizi Internet e tivù, e sempre meno società di tlc.
In questa chiave, ha spiegato Tronchetti, la nascita delle società Rete e la rinascita Tim (incorporata meno di due anni fa) hanno una valenza precisa: nel primo caso per «ottenere piena trasparenza» e per «essere più flessibili ed efficienti». La prima condizione è richiesta da tempo dal regolatore, che pretende separazione tra infrastrutture e servizi, mentre con le strutture separate il gruppo può pensare a sviluppare meglio il suo business. La flessibilità di Tim, invece, va intesa in senso finanziario: Tronchetti ha negato che la società sia in vendita, perché il consiglio non ha parlato di questo. E ha pure escluso che una tale necessità sia richiesta dalle esigenze legate al debito di Telecom Italia (41,3 miliardi), piuttosto che da quelle della controllante Olimpia o di Pirelli, che restano finanziariamente «forti». Ma già da oggi lo scenario è pronto per essere cambiato. «Sarà nostro dovere - ha aggiunto il numero uno del gruppo - esaminare le eventuali proposte». La parola passa al mercato. Come dire che se arriveranno offerte interessanti, Tim è destinata a lasciare il perimetro del gruppo, non più strategica. Questo è il significato della «flessibilità finanziaria» dell’operazione, che coinvolge anche Tim Brasil: in tutto sono 40 miliardi di valore che da soli varrebbero l’azzeramento del debito. Questa però è la storia che deve ancora essere scritta. Per ora Tronchetti ha ribadito che non verrà ceduto nessun asset, e che per creare le due nuove società ci vorranno 6 mesi.
Di certo il focus di Telecom, da oggi, diventa la banda larga, con i contenuti. Non a caso, insieme con la riorganizzazione del gruppo, è stato annunciato un accordo con la 20th Century fox per la distribuzione sulla Iptv via Alice della library della storica casa Usa. Primo di una serie di accordi con Rupert Murdoch. La crescita sarà in Italia e all’estero. Anche se sui possibili sviluppi Tronchetti non si è sbilanciato. Il manager operativo di riferimento di Telecom Italia, versione media company, resterà l’ad Riccardo Ruggiero.
Il cda ha anche approvato i conti della semestrale chiusa il 30 giugno, che hanno scontato un corposo cambio di perimetro a seguito della cessione di diverse società estere. Al netto di queste, i conti si sono chiusi con un utile netto a 1.496 milioni di euro (-15,7%), ma nel 2005 la società aveva beneficiato della plusvalenza derivante dalla cessione di Tim Hellas e dei proventi dei fondi relativi alle fideiussioni Avea. L'Ebitda (margine operativo) è stato pari a 6.518 milioni di euro (+0,5%), mentre per il secondo semestre «prevediamo un Ebitda in crescita del 3-4% prima di voci straordinarie»- ha aggiunto Tronchetti.