Tronchetti silura Rossi, Mediobanca non ci sta

Olimpia non conferma il presidente uscente e la banca d'affari dichiara guerra alla Bicocca

Milano - Per Telecom Italia si sta concretizzando lo scenario più clamoroso: quello della battaglia, anche in Borsa, tra grandi soci, nomi altisonanti del capitalismo nazionale: ieri Mediobanca e Generali, soci di Marco Tronchetti Provera in Pirelli, e soci con Pirelli in Telecom, hanno chiesto la convocazione della direzione del patto di sindacato della Bicocca perché «la lista presentata da Olimpia per la nomina del consiglio di Telecom Italia non è stata preventivamente condivisa nell’ambito del patto parasociale relativo alla partecipazione in Telecom Italia».
Nella replica, Pirelli e Benetton (il primo detiene l’80, il secondo il 20% di Olimpia) sottolineano che «l’accordo di consultazione con Mediobanca e Generali non prevede l’obbligo di consultazione in merito all’indicazione dei candidati» al cda di Telecom. Inoltre Olimpia sostiene che sia il rappresentante di Generali, sia quello di Mediobanca, inseriti nella lista, hanno a suo tempo «espressamente accettato, con apposita dichiarazione», la candidatura. E Tronchetti, in serata, ha dichiarato che la direzione del patto verrà convocata, «nel caso che si riscontrino le condizioni» per farlo, nei tempi e nei modi previsti dalle regole del patto stesso.
Sono dichiarazioni di guerra che hanno fatto seguito a una giornata complessa, segnata dalla presentazione, in tarda mattinata, della lista di candidati di Olimpia (la holding della Pirelli che controlla il 18% di Telecom) per il prossimo cda del gruppo di tlc, che verrà eletto il 16 aprile, giorno dell’assemblea di bilancio. Nella lista di Olimpia mancava Guido Rossi, il presidente uscente.
Una scelta che era allo stesso tempo uno schiaffo per Mediobanca, che ha sostenuto Rossi fin dal suo insediamento nel settembre scorso al posto di Marco Tronchetti Provera, come presidente di garanzia. Poche ore dopo lo stesso Rossi entrava in Mediobanca dove era prevista una riunione del comitato esecutivo che, per ammissione di uno dei rappresentanti dei soci di Piazzetta Cuccia, Tarak Ben Ammar, avrebbe affrontato il dossier Telecom. Alla fine della riunione il comunicato che contesta la lista e chiede la convocazione del patto della Pirelli. Al patto sulla Bicocca aderiscono, tra gli altri soci, Intesa Sanpaolo (1,56%), Capitalia (1,56%), Mediobanca con il 4,45% e Generali (4,26%). Edizione Holding partecipa con il 4,45%, mentre Tronchetti, con la Camfin, è primo socio con il 19,63%.
A monte di tutto, come noto, c’è l’offerta che At&T e America Movil hanno presentato a Pirelli per il 66% di Olimpia con opzione a un anno per salire al 100%, a 2,82 euro per azione. Da allora, cioè da domenica sera, i titoli sono passati in Borsa da 2,13 euro ai 2,43 della Borsa serale di ieri: +14% in tre giorni. L’ingresso degli americani nella partita delle tlc italiane ha sparigliato le carte del gioco, nel momento in cui Intesa Sanpaolo e Mediobanca stavano cercando di mettere insieme una cordata di «sistema» per rilevare il pacchetto Pirelli. ma mancava l’accordo sul prezzo. Ora lo scenario è cambiato del tutto. Fino a mettere in discussione la regolarità della prossima assemblea.
Olimpia, nella lista, ha in gran parte confermato il cda uscente, candidando Carlo Puri Negri, Claudio de Conto e Luciano Gobbi in quota Pirelli, Gilberto Benetton e Gianni Mion (per Benetton), Carlo Orazio Buora, vicepresidente operativo uscente, Riccardo Ruggiero (ad), Aldo Minucci (Generali), Renato Pagliaro (Mediobanca) e gli indipendenti Paolo Baratta, Diana Bracco, Domenico De Sole, Luigi Fausti, Jean Paul Fitoussi e Pasquale Pistorio, che dovrebbe essere il prossimo presidente. In lista anche Francesco Gori e Lucio Pinto, ma solo i primi 15 dovrebbero essere eletti. Gli altri 4 posti andranno alle minoranze: Assogestioni (con l’1%) ha candidato Luigi Zingales, Stefano Cao e Guido Ferrarini, mentre Hopa (con il 3,7%) ha messo in lista Renzo Capra e Cesare Vecchio.
Intanto a Milano si è aperta la «data room» di Olimpia per gli uomini arrivati dal Texas, che si sono messi al lavoro con l’advisor, la banca d’affari Jp Morgan.
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