«Tropa de élite» La violenza vince l’Orso d’oro

da Berlino

Il film brasiliano Tropa de élite (Truppa scelta) di José Padilha ha avuto l’Orso d'oro. Iperviolento, racconta di una superpolizia nella Rio in attesa di Giovanni Paolo II. Stupore fra gli addetti ai lavori, comunque nessuno immaginava nulla per Caos calmo di Antonello Grimaldi. Fin dal primo giorno la giuria - Uli Hanisch, Diane Kruger, Walter Murch, Shu Qi e Alexander Rodnyansky - aveva perduto Sandrine Bonnaire e Susanne Bier, causa lavori sopraggiunti, più redditizi dell’impegno festivaliero, gratuito. Costa-Gavras, greco di Francia impostosi anche a Hollywood - suoi film politici a sfondo latino-americano come L'amerikano (1972) e Missing (1982) -, ha così presieduto una giuria con soli sei componenti, lui incluso. Il premio speciale della giuria a Errol Morris per Standard Operating Procedure, sulle torture nel carcere di Abu Ghraib, si può leggere come un premio a un alter ego di Costa-Gavras stesso. Standard non è brutto, ma è prolisso e ripetitivo; certo non vale Fog of the War, col quale Morris ebbe l’Oscar.
A compensare il dissenso di Costa-Gavras dall’Orso d’oro per Tropa de élite è da considerare il premio per la regia, doppiato da un Orso d’argento di pura lode (!), voluto dal presidente della giuria, per Paul Thomas Anderson (già Orso d’oro per Magnolia) per Il petroliere. Che è più un film d’attore, Daniel Day Lewis, che di regista. Il premio all’attore è invece andato, ancora in quota Terzo mondo, all’iraniano Reza Naji del Canto dei passeri di Majd Majidi, dove si vedono più struzzi che passeri. Il premio all’attrice, per Sally Hawkins di Happy-Go-Lucky di Mike Leigh, è invece lapalissiano.
Terminata la farraginosa cerimonia, giurati e premiati si sono poi spostati di poche decine di metri, sempre sulla Marlene-Dietrich-Platz. Sono passati dal palazzo del cinema all’hotel Hyatt per la festa finale al settimo piano, quello della piscina, mentre la conferenza stampa si è svolta al primo. Sempre all’Hyatt hanno dormito molti dei divi del cinema e della canzone giunti per il festival. Se Patti Smith è stata discreta e così è passata quasi inosservata, Madonna ha fatto di tutto per farsi notare, imponendo anche che la sua stanza fosse imbiancata per l’occasione.