Tropic Thunder: la parodia del Vietnam fa boom negli Usa

Al debutto il film ha incassato più di 26 milioni di dollari e scatenato molte polemiche per l’ironia e i toni da commedia. Nella pellicola anche Tom Cruise: secondo molti critici potrebbe essere il punto d'inizio della sua rinascita

È salito sul podio del botteghino americano Tom Cruise, aggiudicandosi, con un sorprendente cammeo nel film Tropic Thunder (Tuono ai Tropici), in cui il divo di Syracuse, solitamente in tiro, figura cinico, grasso e pelato, la coppa numero uno degli incassi. Con 26 milioni di dollari totalizzati, infatti, la corrosiva commedia di e con Ben Stiller, qui anche sceneggiatore (nel cast, Robert Downey jr., Black Jack e Mathhew McConaughey, in sostituzione di Owen Wilson, licenziato dalla produzione per via del tentato suicidio), ha scalzato dal primo posto al box-office The Dark Knight, ovvero l’ultimo Batman, con i suoi 16,8 milioni di dollari (soltanto) d'incasso. L’appuntamento sugli schermi italiani è per il 24 di ottobre.

Resterebbe nel recinto delle aride cifre da capogiro questa parodia hollywoodiana, basata sulle avventure ridicole di cinque attori, che nel Sud Est asiatico girano un film sulla guerra in Vietnam, restando coinvolti, sul serio, nella lotta ai narcotrafficanti, se non ci fosse di mezzo Top Gun e le sue alterne avventure di vita e di carriera. Tanto per cominciare, con tutti quei biglietti verdi immessi, di colpo, nella saccoccia sgonfia del cinemercato Usa, colpito dall'inflazione, il fascinoso piccoletto comincia a risalire nelle quotazioni, anche della pubblica opinione. Per quanto ventidue associazioni americane abbiano già attaccato Tropic Thunder, perché in una scena Ben Stiller interpreta il ritardato Simple Jack «mettendo in ridicolo le persone affette da sindrome di Down» (così i bacchettoni politicamente corretti), il nuovo trionfo di Tom riassesta la bilancia a suo favore. Innanzitutto però parliamo della trama del film, che si apre con una serie di finti trailer molto divertenti. Poi Tropic Thunder inizia a svolgersi, mostrando una troupe impegnata nelle riprese di un film sul Vietnam, che però stenta a decollare per le bizzarrie degli attori. Il regista così decide di portare tutti davvero nel cuore della giungla per far capire al cast che cosa sia il vero pericolo. Ma a lui purtroppo capita di mettere i piedi su di una mina e salta per aria. Convinti che sia uno scherzo e che ci siano telecamere nascoste che li riprendono, gli attori invece continuano a recitare, finendo nelle mani di autentici narcotrafficanti. Il tutto mescolato con esplosioni, sangue a fiumi, teste tagliate e sparatorie a volontà. Insomma, tragedia e parodia, iper realismo e presa in giro dei reality show: in Tropic Thunder c’è di tutto e sembra che al pubblico americano piaccia molto. E la critica ha apprezzato anche gli attori, su tutti Robert Downey jr (qui eccezionalmente nel ruolo di un nero) e Ben Stiller che sembra ritornato in forma dopo alcuni lavori sottotono che avevano fatto dubitare della sua risurrezione. E di sicuro questa strana visione del Vietnam raccontata da Tropic Thunder può contribuire a far rinascere quantomeno l’immagine di Tom Cruise, ultimamente anche lui un po’ in declino e qui relegato a un cammeo che però è destinato a far molto discutere. Vedremo.

Troppe le sfortune, di recente, a carico del povero Thomas Cruise Mapother IV, classe 1962 (chi non ricorda quando Mike Buongiorno, in tivù, insegnò al mondo la vera pronuncia di quel cognome: «Cruuuse», come crociera?), l'ultima delle quali riguarda la chiamata di Angelina Jolie al posto suo nel thriller di spionaggio Edwin A.Salt. Ma ci sono anche problemi anteriori, come la tormentata lavorazione, con strascico polemico, di Valkyrie, il film di Bryan Singer la cui uscita negli Usa è prevista a dicembre e nel quale Tom impersona Klaus von Stauffenberg, l'ufficiale tedesco, che attentò a Hitler. A Berlino, sul set, gli incidenti non si contavano più, per tacere del rogo di metri e metri della chiacchierata pellicola in camicia bruna. Meglio buttarsi sulla commedia, allora. Con Tropic Thunder l'operazione lente rosa su fatti neri gli riesce: travestito da panzoncello ubriacone, finalmente è sceso dalla pianta.