«Troppa burocrazia ci costa 15 miliardi Giusto intervenire»

da Milano

«Quindici miliardi: è il conto che la burocrazia presenta ogni anno alle imprese. Soprattutto a quelle più piccole, che pagano ben 11 di quei 15 miliardi. Ora il governo sta andando nella direzione giusta; tagliare la burocrazia si può. E si deve». Giorgio Guerrini, presidente di Confartigianato, ne è convinto.
E non è il solo, a giudicare dal sondaggio realizzato dall’Ispo: la maggioranza degli italiani la pensa così.
«Oggi la macchina pubblica ci tartassa tutti con pratiche inutili, ci richiede scartoffie vecchie di dieci anni, ci obbliga a ricorrere al commercialista per non essere travolti. Ecco perché sul fronte della lotta alla burocrazia imprenditori e cittadini sono schierati fianco a fianco, per dire no ai privilegi e sì a un Paese moderno e competitivo».
Da dove si dovrebbe cominciare?
«Hanno già detto tutto i ministri Brunetta e Calderoli: devono solo passare dalle parole ai fatti. Si può fare: bisogna seguire l’esempio degli altri Paesi europei».
Che cosa hanno fatto?
«Negli ultimi dieci anni l’incidenza sul Pil della spesa per il pubblico impiego si è ridotta dello 0,5% nell’Ue a 12, mentre in Italia è cresciuta dello 0,2 per cento. Semplificare e aumentare la competitività delle imprese pubbliche: ecco la ricetta per ridimensionare i costi burocratici, e indirizzare questo risparmio ai consumi».
Dove sono le maggiori difficoltà?
«Paradossalmente, gli uffici che dovrebbero essere più a misura di cittadino sono i più complessi e burocratici di tutti: e mi riferisco ai Comuni. Subito dopo, vengono l’Agenzia delle entrate, l’Inps e le Asl. Ma il problema è complessivo: nella pubblica amministrazione, infatti, si è aperto un fronte di contrasto duro nei confronti del progetto del governo».
Insomma, è guerra fra pubblico e privato?
«No: si tratta di tagliare privilegi sedimentati, per migliorare la vita di tutti. Faccio un altro esempio, quello delle società pubbliche locali di trasporti: perché non hanno gli stessi standard, per quanto riguarda orari e salari, di quelli privati? Eppure sono argomenti che sono da anni sul tavolo dei politici: riforme che dovrebbero essere già fatte, come il progetto dell’“impresa in un giorno”».
Di che cosa si tratta?
«Per cominciare, si eliminano le attuali verifiche preventive alle imprese: basta presentare la dichiarazione di inizio attività, con l’autocertificazione, e si parte immediatamente. I controlli, sia autorizzativi che fiscali, si fanno dopo, ovviamente rigorosi. Tutte cose dette ma mai realizzate, finora».
Avete già fatto delle proposte?
«Abbiamo fatto di più: nella bozza di decreto che accompagna la Finanziaria, si legge dell’istituzione di un’Agenzia per le imprese, che istruisca per loro tutte le pratiche. Questa è proprio una nostra idea, e va concretizzata al più presto. Esiste già una rete di associazioni di categoria che potrebbe svolgere queste pratiche a costi competitivi rispetto alla pubblica amministrazione».