«Troppa concorrenza fra bomber E così mi fanno pochi gol»

nostro inviato a Milanello

Contrordine, milanisti. L’abbondanza, in attacco, invece che una risorsa, rischia di trasformarsi in un nervo scoperto, una fragilità emotiva. Parole e spiegazioni di Carlo Ancelotti che pure si diverte, con il consenso di Adriano Galliani, a giocare sulla storiella del suo improbabile futuro mondiale (Sud-Africa 2010) alla guida di una nazionale africana («e io sono pronto a fargli da team manager» la replica di Adriano Galliani). Sei i candidati destinati ad alternarsi, secondo un turn-over non ancora scritto ma definito nei tre ruoli: uno solo (Borriello) ancora indisponibile (può tornare per Palermo tra qualche giorno), cinque i pretendenti al ruolo di titolare inamovibile e tra questi anche Shevchenko, sponsorizzato da cronisti affezionati e scortato con fiducia da Adriano Galliani, sicuro del riscatto dell’ucraino («comincio a concentrarmi su di lui»). Ma nel frattempo diventa complicato mettere alla porta Ronaldinho che si difende a colpi di gol, uno più decisivo dell’altro, contro Inter e Napoli, a Lecce, a San Siro, in viaggio e salutato dall’allenatore con una frase che vale una specie di incoronazione, «è stata una sorpresa la sua disponibilità ad allenarsi e a recuperare la piena salute», le parole al miele.
Dietro la concorrenza in casa Milan (uno solo inamovibile, Kakà, nonostante l’intermezzo internazionale a Brasilia, e gli altri ballano), un numerino piccolo piccolo a fare da scenario: solo 4 i gol firmati dal Milan fuori casa, Pato, Borriello, Ronaldinho e Kakà gli autori, uno ciascuno non fa male a nessuno. «La concorrenza e la rotazione non giovano alla sicurezza nei propri mezzi e alla tranquillità» sostiene Ancelotti, fino a ieri convinto del contrario per il resto della compagnia. «Ci penalizza questa condizione», aggiunge prima di raccontare, dietro le quinte, la sua battuta nei confronti dello staff sanitario («ma che fate, me li guarite tutti e subito?») che serve a rendere più lieve il clima nello spogliatoio reso elettrico delle aspettative di Shevchenko. «È cotto al punto giusto per tornare a giocare, ha recuperato una condizione accettabile dopo aver patito l’inattività, si allena con scrupolo e impegno» il giudizio sigillato da Ancelotti sul figliol prodigo che aspetta solo l’occasione per tornare in campo, stasera a Torino in alternativa al giovane Pato oppure giovedì prossimo in Inghilterra, in coppa Uefa.
Stasera tocca a Pato, «perché in 12-13 non possiamo giocare» la spiegazione poco impegnativa che tiene conto di alcune obiezioni. Inzaghi scende nella graduatoria interna dopo la prova poco brillante col Chievo, sale invece il giovane brasiliano che pure non ha ancora le caratteristiche dell’attaccante centrale, nonostante il lavoro di Tassotti e dello staff tecnico per correggerne i difetti. «Sta lavorando molto» ammette Ancelotti dopo aver ricordato che l’unico ad avere le caratteristiche per stare insieme a Dinho e Kakà senza alterare gli equilibri resta Borriello, ancora alle prese con noie muscolari. «Se giochiamo come a Lecce, possiamo vincere» è la sicurezza del Milan nel frattempo alle prese col recupero a puntate di Pirlo, destinato alla panchina nonostante il bresciano scalpiti e reclami il posto da titolare lasciato dopo Genova, alla seconda di campionato. Non ha ancora visto, con lui in campo, il Milan vincere. «Il suo rientro gioverà alla qualità del gioco» è convinto Ancelotti, pronto anche a spalancare le porte della difesa a Maldini (in coppia con Kaladze), nonostante il rendimento, altissimo, di Favalli. Il resto è solo dibattito nell’attesa di Inter-Juve. «Io vado al cinema» si congeda Carletto. Più che una promessa, sembra una simpatica minaccia.