Troppa intolleranza nei versetti del Corano

Discutendo con amici «buonisti» a proposito di integrazione degli islamici, mi sono permesso di negarla, ritenendola, per loro, oggettivamente rischiosa.
Stiamo ai fatti. Un cristiano vuole farsi ebreo? È possibile: con l’ambiente, nessun problema. Un cristiano vuole convertirsi all’Islam? Lo fa: dall’ambiente magari adesso qualche occhiata di traverso, non un decennio fa. Un islamico vuole farsi cristiano? Non dico ebreo perché anche l’umorismo ha un limite. In tal caso l’abiura è un suicidio: qualunque bravo islamico, se non ricordo male, è tenuto ad uccidere l’apostata. Se sbaglio, mi corregga. Controprova, per quello che può valere: quanti italiani battezzati si sono in questi anni convertiti all’Islam? Quanti islamici hanno fatto il percorso inverso? Se il ragionamento fila - decida lei -, bisogna che certe verità, per quanto politicamente scorrette, vengano divulgate. Temo che il buonismo si nutra spesso di ignoranza. È da buon cristiano porgere l’altra guancia. Ma alla terza sberla io, che magari non sono un buon cristiano, cos’altro fare me lo devo pur chiedere. Grazie.


Quello che lei scrive, caro Passeri, rispecchia la realtà, ma credo che nemmeno i buonisti, ovviamente a parte qualche fesso - e ce ne sono a bizzeffe fra i buonisti, vuole i nomi? - ritengano la conversione un gesto basilare della volontà di integrarsi. Resta il fatto che per cento cristiani che abbracciano l’Islam, solo un islamico, forse, abbraccia il cristianesimo. Perché nell’Islam l’abiura è considerata non tanto un peccato, ma un crimine. Punito con la morte. Ovviamente entrambe le fedi caldeggiano la conversione dei relativi infedeli, ma l’Islam più che di conversione parla di «conquista». Le riassumo qui tre versetti della IX Sura del Corano, quella titolata At-Tawba (la Disapprovazione): «Allah svergogna i miscredenti (…). Annuncia a coloro che non credono un doloroso castigo. Quando siano trascorsi i mesi sacri, uccidete questi associatori ovunque li incontriate, catturateli, assediateli e tendete loro agguati (…). Se poi si pentono, eseguono l’orazione e pagano la decima, lasciateli andare per la loro strada. Allah è perdonatore, misericordioso». «L’Islam deve distruggere gli Stati e i governi del mondo intero che si oppongono all’ideologia e alla dottrina dell’Islam» predicava il defunto Abu al-A’la al-Maududi, autore di «al-Jihad fi al-Islam», ovvero «Il combattimento per la causa dell’Islam», libro che fu e seguita a essere un best seller (insistere nel sostenere che il fondamentalismo e il terrorismo jihadista siano conseguenze della guerra in Irak o del problema palestinese è una cretinata, una delle tante, della sinistra: l’Islam è di per se stesso fondamentalista e a raccomandarne la radicale pratica furono dapprima Hassan al-Banna, colui che nel 1928 diede vita in Egitto alla masnada dei «Fratelli musulmani» e, appunto, di Abu al-A’la al-Maududi, fondatore nel 1941 della Jamaat-e-Islami, l’«Associazione islamica»). Per venire ai giorni nostri, vale la pena di segnalare questa pacifica, tollerante, dialogante dichiarazione dell’imam Omar bin Barqui, cittadino inglese: «Rimodelleremo la Gran Bretagna a immagine dell’Islam. Sostituiremo la Bibbia con il Corano». Sbaglierò, ma non mi sembra siano espressioni favorevoli all’integrazione, alla volontà di dare origine alla benedetta società multietnica e multireligiosa. Ma piuttosto un deciso, spavaldo no alla assimilazione. Di questo dobbiamo tener conto, non della favola dell’Islam moderato, che sarebbe tale solo perché non mette bombe nelle metropolitane. L’Islam moderato, nel senso di un Islam disponibile al così detto dialogo, non esiste.
Paolo Granzotto

Ps: nel caso quella sura non fosse stata ben compresa, ve la ripropongo: «Annuncia a coloro che non credono un doloroso castigo. Quando siano trascorsi i mesi sacri, uccidete questi associatori ovunque li incontriate, catturateli, assediateli e tendete loro agguati (…). Se poi si pentono, eseguono l’orazione e pagano la decima, lasciateli andare per la loro strada. Allah è perdonatore, misericordioso».