Troppa violenza, la Moratti: milanesi protestate

Con una lettera aperta il primo cittadino di Milano invita a scendere in piazza per ribellarsi contro il governo che continua a non ascoltare le istanze della città. Il sindaco aveva chiesto 500 uomini delle forze dell'ordine in più, ma Prodi fa orecchie da mercante

Milano - «Cari concittadini scendete in piazza». Difficile trovare il precedente di un sindaco che scriva una lettera aperta per invitare la gente a salir sulle barricate. Come se non bastasse, segno dei tempi, tocca pure a una donna. Letizia Moratti, ex ministro e da nemmeno un anno al piano alto di Palazzo Marino dove passò l’infanzia la monaca di Monza, decide che per combattere violenza e criminalità è arrivato il momento di rispolverare il piglio da lady di ferro. Aveva cominciato a chiedere, spiegando che a Milano servono assolutamente più forze dell’ordine, poi aveva chiesto di nuovo, alla fine ha provato anche ad alzare la voce. Niente. Così ha capito che forse per smuovere il «sinistro» governo Prodi, di tutt’altre faccende preoccupato, c’è bisogno di ben altro. E, senza tanti giri di parole, ha invitato i milanesi a ribellarsi contro premier e ministri che fanno finta di non sentire la sua richiesta di 500 nuovi agenti e carabinieri indispensabili per fronteggiare una criminalità sempre più aggressiva. O ignorano l’invito ispirato al semplice buonsenso che vorrebbe riempiti i due commissariati nuovi di zecca che aspettano da mesi di vedere la prima divisa. Ma, nel frattempo, pesano sulle tasche dei milanesi che ne devono pagare anche le guardie giurate per la sorveglianza. Salvo vedersi recapitare, come è successo mercoledì notte in quello di Lorenteggio (quartiere storicamente «caldo»), addirittura un ordigno firmato dal Fronte rivoluzionario per il comunismo.
«Basta», ripete per ben nove volte la Moratti. «Basta alla prostituzione, basta allo spaccio di droga, basta alle violenze sulle donne, basta alle occupazioni abusive delle strade, delle case, dei palazzi, basta alle rapine nei negozi e nelle botteghe, basta ai maltrattamenti dei bambini, basta alle sopraffazioni degli immigrati irregolari, basta al degrado, basta truffe agli anziani».
Un j’accuse pesantissimo respinto dal centrosinistra milanese che, dovendo scegliere tra i milanesi o Prodi, sceglie immediatamente per quest’ultimo definendo la lettera «sorprendente e inaccettabile». Salvo poi, e sono parole del segretario diessino Franco Mirabelli, proporre una ricetta che assomiglia molto a un «canarino» offerto a un malato grave. La soluzione? «Invitare i cittadini - assicura Mirabelli - a uscire la sera per vivere la città offrendo opportunità per stare insieme, prolungare gli orari dei mezzi pubblici, utilizzare i vigili urbani per presidiare il territorio e fare tante altre cose». Un po’ poco ad ascoltar le richieste della Moratti.
«Milano con responsabilità fa la sua parte - sottolinea -, ma chiede risposte concrete all’unico responsabile e garante dell’ordine pubblico delle nostre città: il governo di Roma. Milano chiede al governo sicurezza. Milano chiede al governo nuove leggi per punire con maggior rigore chi abusa dei bambini e nuovi interventi per sostenere la famiglia e i minori. Milano chiede al governo norme più severe contro chi maltratta e violenta le donne e politiche di sostegno a favore di quante subiscono queste violenze. Milano chiede al governo più risorse per contrastare l’immigrazione irregolare. Milano chiede al governo un’azione determinata, pene certe e norme efficaci contro tutte le droghe, insieme a politiche di recupero per chi ne è vittima». Ce n’è abbastanza per darle retta?