Troppe bacchettate all’Italia: convocate le agenzie di rating

RomaGiorni fa la notizia delle 16 banche italiane con il rating sotto osservazione. Ieri, una nota mattutina tutta dedicata alla manovra da 47 miliardi che consente all’Italia di rispettare gli impegni con l’Europa, ma non cancella il debito pubblico e non mette il turbo alla crescita. Alla fine sotto la lente sono finite proprio Standard and Poor’s e Moody’s: la Consob ha convocato le due agenzie di rating la prossima settimana per discutere le recenti note. In particolare, S&P dovrà chiarire la decisione di pubblicare l’ultima, quella di ieri, prima che il testo definitivo del decreto della manovra sia pubblicato in Gazzetta Ufficiale, e alle 13, cioè a mercati aperti. Nella comunicazione di S&P si sottolineava che rimangono «deboli» le prospettive di crescita del Paese così come permangono «sostanziali rischi» sul debito pubblico. E quindi si auspicano «più consistenti riforme» e «incentivi agli investimenti privati». Senza questi «c’è una possibilità su tre che il rating dell’Italia venga abbassato nei prossimi 24 mesi». Toni che contrastano con l’ottimismo del ministro dell’Economia Giulio Tremonti che ieri ha sintetizzato la filosofia della manovra: «Non possiamo continuare a girare debito alle generazioni future. Meno debito vuol dire più stabilità, più sicurezza per tutti, centreremo l’obiettivo».
Osservazioni arrivate all’inizio di un day after particolarmente movimentato per la manovra, soprattutto sui capitoli più discussi. Tanto che alcuni sono passati dal decreto con la correzione dei conti, sul quale sarà posta la fiducia e avrà un iter veloce (lunedì o martedì in Gazzetta Ufficiale e poi il via libera delle Camere entro un mese), alla delega che contiene la riforma fiscale. Quindi dentro un veicolo la cui discussione è più lenta e collegiale.
È il caso della tassa sul trading bancario, che si avvia a essere trasferita nella delega. In un primo momento i tecnici del tesoro avevano cercato di trasformare la tassa al 35% in una addizionale del 7%. Ma anche questa ipotesi è uscita di scena e ora tutto viene rinviato all’altro provvedimento. Uscita di scena, probabilmente definitiva, per l’imposta di bollo sulle transazioni allo 0,15%, che dovrebbe essere sostituita con un aumento dell’imposta di bollo sui depositi titoli.
Per una tassa che scompare, tre misure liberali entrano. La liberalizzazione delle aperture dei negozi (orari e festivi) nelle zone turistiche, incerta fino a ieri, è stata confermata anche se in via «sperimentale». E ha suscitato proteste, in particolare da parte di Confcommercio, che l’ha bocciata: misure «discutibili nel merito e nel metodo inaccettabili». A favore, invece, Federturismo.
Sullo stesso genere potrebbe arrivare un’altra misura, cioè una più marcata liberalizzazione della rete di distribuzione dei carburanti, per favorire la concorrenza, incentivare e facilitare la realizzazione di nuovi impianti, con una presenza sempre maggiore del self service e la rottamazione dei piccoli distributori.
Confermata la liberalizzazione del collocamento, illustrata ieri dal ministero del Lavoro. In sostanza si semplificano le autorizzazione in favore di chi fa incontrare domanda e offerta di lavoro, senza scopo di lucro. Le scuole secondarie di secondo grado potranno fare collocamento, ma dovranno pubblicare i curricula degli studenti. Anche i patronati, così come gli enti bilaterali, le associazioni senza fini di lucro, i siti internet no profit, l’Enpals. In sostanza si allarga la platea di soggetti che se ne possono occupare che era stata definita dalla Legge Biagi, sfoltendo le autorizzazioni, a patto che si operi «in modo trasparente attraverso la interconnessione a “Cliclavoro”, il portale pubblico del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali».
Si tratta ancora sul destino dell’Ice. Ieri il ministro dello Sviluppo Paolo Romani ha rivelato di essere contrario alla cancellazione: «Stiamo cercando una soluzione tra ministero dello sviluppo e ministero degli Esteri per non disperdere quel prezioso patrimonio», ha spiegato. La chiusura incontra invece il favore di Confindustria, tanto che ieri la presidente Emma Marcegaglia ha ribadito la necessità di «una unica rete di promozione all’estero, non tanta dispersione di iniziative».