Troppe deleghe per Penati Alleati «furiosi»

Gianandrea Zagato

Su Palazzo Isimbardi s’allunga l’ombra di una crisi della maggioranza. Anche la Margherita dopo Rifondazione comunista pretende infatti che Filippo Penati faccia un passo indietro: lui, Penati - è opinione dei supporter del vicepresidente provinciale Alberto Mattioli - è il Presidente della Provincia e quindi «non esiste il giochetto di attribuirsi deleghe di peso a metà mandato rispetto a competenze mai trasferite ad altri».
Non va giù alla Margherita che Penati sottragga al suo vice, Mattioli, la delega ai Rapporti internazionali poiché si è già avocato a sé quella sull’Expo 2015, dopo aver inserito il fedelissimo capo di Gabinetto, Giordano Vimercati, nel comitato tecnico dell’Expo. Mosse non contrattate prima con la maggioranza, come quelle di autoattribuirsi le competenze sui Grandi eventi e sul Tavolo per Milano. E, chiosano dalla maggioranza, non significa nulla aver messo a disposizione di alcuni assessori altre deleghe (Senato della terza età, Diritti dei bambini e delle bambine) che Penati deteneva sin dall’inizio del mandato. Anzi, è la prova che l’inquilino di via Vivaio vuol sempre sedersi ai tavoli che contano.
Accusa sottoscritta pure dalla sinistra ds che esce insoddisfatta dal prossimo rimpastino di giunta: fuori Luigi Vimercati - perché incompatibile con l’incarico di sottosegretario del Governo Prodi - e dentro Antonio Oliverio (Udeur). Che, attenzione, di quell’assessorato di Vimercati, il Lavoro, non si troverà in mano niente o quasi: «La polpa? Nella neonata Agenzia per il Lavoro voluta da Penati e dai suoi boys».