Troppe domande per i permessi di soggiorno

Vista la vostra cortese dosponibilità, con la presente mi permetto di fare una breve considerazione relativa all'oggetto. Più o meno, fino a 7-8 mesi fa, stante quanto riferitomi dai diretti interessati, il rinnovo del permesso di soggiorno richiedeva poco più di 45 giorni. Forse ora qualche volontà politica vuole avere una occasione in più per mettere ulteriormente in discussione la Bossi-Fini?
Grazie, saluti.
Desideria Benfanti

Vorrei rispondere a quelle persone preoccupate dei permessi di soggiorno!! e in particolare a chi non si riconosce più nella nostra città. Neppure io non mi ci riconosco più, ma per motivi molto diversi. Sono «genovese» e sono una colf, per assistere mia zia 86enne ho trovato una signora «genovese» capace e fidatissima. Voi cosa avete fatto per assumere una lavoratrice italiana? Malgrado le castronerie di preti e politici noi ci siamo, eccome se ci siamo. Dato che questi sono: il nostro Paese e la nostra città, va privilegiato il lavoratore italiano!!! Cordiali saluti da chi non ha bisogno di permesso di soggiorno.


Il discorso dei permessi di soggiorno, e delle lungaggini che ultimamente vengono riscontrate da chi li richiede, nasce soprattutto dall’elevato numero di domande che ha ingolfato gli uffici delle Questure. La data fatidica è quella dell’11 dicembre 2006. Prima ci si doveva prenotare negli uffici della Questura di competenza. Quando si aveva l’appuntamento, ci si presentava e si espletava l’iter previsto dalla legge italiana. Dopo quella data, invece, bisogna rivolgersi alle Poste dove si può avere un kit con dei moduli che devono essere compilati. Quando la domanda è pronta, per inoltrarla ci sono due strade: la via dei patronati sindacali e quella dell’invio tramite posta. Il costo è di 30 euro a persona, cui vanno aggiunti due versamenti in conto corrente da 27,50 euro (costo del permesso di soggiorno elettronico) e di 14,62 euro per il bollo. In tutto, dunque, richiedere un permesso di soggiorno, costa 72,12 euro a persona.
Il problema è che l’invio di nuove domande è andato a cumularsi con quelle, già numerose, presentate prima dell’11 dicembre 2006. E dal momento che in ogni Questura di solito c’è un solo ufficio che si occupa di questa materia, inevitabilmente si è formato un «tappo» che ha determinato i ritardi di cui si parla. Ritardi, comunque, che nulla hanno a che fare con intoppi di altro carattere. Ben diverso è il problema presentato dalla seconda lettrice che, anche giustamente, fa osservare che di colf italiane ce ne sono diverse. Perché, allora, andarsi a cercare una lavoratrice straniera che, tra le altre cose, spesso non parla neppure l’italiano? Ho paura che la risposta più semplice sia perché costano meno e hanno pretese inferiori. Ma comunque non è ammissibile che, a parità di prestazioni lavorative, le italiane restino disoccupate mentre le straniere trovano impiego.
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