Troppe liste d’attesa ma per le emergenze Niguarda è promosso

L'appuntamento è ogni giovedì all'ora di pranzo. «Mica si mangia, discutiamo di comunicazione», spiega Pasquale Cannatelli, direttore generale del Niguarda Ca' Granda. Che tradotto significa: «Cerchiamo di capire come divulgare al meglio a pazienti e operatori tutti gli aggiornamenti sull'andamento dei lavori». Perché, diciamo la verità, perdersi al Niguarda è semplice, quasi scontato se chi arriva non ha dimestichezza con padiglioni e cantieri. «Cambiamo la segnaletica quasi tutte le settimane, ma finché non finiranno i lavori, bisogna adattarsi un po' a questa situazione».
Sono cominciati nel 2007 i lavori e per la fine del prossimo anno dovrebbero vedersi i primi risultati. Costruito 69 anni fa, questo ospedale ha mantenuto la sua vocazione all'emergenza urgenza, andando perdendo sempre di più però l'altra sua natura, quella di ospedale di zona. Lo dicono i numeri: il 13,7 per cento dei pazienti arriva da fuori Regione e quasi la metà da fuori provincia, inoltre, il 47,7 per cento dei ricoveri ordinari ha carattere d'urgenza. E ancora, l'anno scorso sono stati contati 85.950 accessi al pronto soccorso per un totale di 396.982 prestazioni. «Senza contare che noi abbiamo l'unico trauma team della Regione, uno dei cinque in tutta Italia». In pratica, quando arriva un trauma o un politrauma, questa equipe è in grado di portare il paziente in sala operatoria dopo appena tre quarti d'ora, «perché questo è il tempo che basta per fare tutti gli accertamenti». Capita però che per lasciare spazio a questi pazienti, quelli che da mesi avevano fissato un ricovero programmato ricevano una chiamata e si vedano slittare l'appuntamento di una settimana, di un mese e a volte anche di più. «E' vero, abbiamo un problema di letti e a volte di intasamento della rianimazione - si giustifica Cannatelli - ma gli interventi ordinari sono in grado di farli tutti gli ospedali, l'accoglienza dei grandi traumi invece, è una delle nostre prerogative». Come i trapianti, «proprio l'altro giorno la nostra equipe ne ha fatto uno di fegato da vivente e l'operazione è stata proiettata in diretta in aula magna, per fare formazione»; e la cardiologia, «non si può dimenticare che il padiglione De Gasperi è stato il primo dipartimento di questo tipo». E però proprio attorno al De Gasperi è nata una polemica che ha portato anche ad un'interrogazione parlamentare lo scorso giugno. La direzione sanitaria ha deciso di spostare da qui il reparto di cardiologia pediatrica per trasferirlo nel polo dove sono già concentrate tutte le specialità dedicate ai bambini. L'accusa dei contrari: «in caso di urgenza mancherà l'attrezzatura e ci vorranno almeno sette-otto minuti per trasportare il bambino». La difesa: «Saranno gli specialisti a muoversi, non i piccoli pazienti». Continuano le polemiche, ma la decisione ormai è stata presa: entro la fine di dicembre la cardiologia pediatrica verrà trasferita.