«Troppe paure, siamo sempre vigilati»

L’arcivescovo esorta a «non considerare per forza ogni comunità una cellula terroristica» e invita i milanesi a votare

(...) «Abbiamo una tale paura - ha detto Tettamanzi - da accettare di essere vigilati sempre... Ogni nostro passo, ogni nostra scelta sono registrati», ha aggiunto citando le «telecamere ovunque, l’uso del bancomat, le carte fedeltà, il telepass e l’auditel». «Non c’è dubbio - ha spiegato l’arcivescovo - che la domanda di sicurezza dei cittadini vada esaudita. E questo è compito che grava in modo particolare sulle autorità istituzionali. Rimane però la questione di una società che deve superare le proprie paure». Per quanto riguarda il terrorismo, Tettamanzi ammette che esso «ha segnato e segna la nostra vita», ma che si sono affacciate anche altre «nuove, oscure e inconfessabili paure»: «C’è un assassino all’angolo di ogni strada; un ladro dentro ogni casa; una prostituta o uno spacciatore lungo la via principale; un commando di terroristi ad ogni stazione della metropolitana».
Sull’immigrazione, l’arcivescovo si è chiesto: «Perché biasimiamo i nuovi venuti per quel loro voler stare insieme? Non è forse capitato così anche per gli italiani all’estero? Essi sono - e continuano ad essere - riuniti in comunità omogenee e a noi non ha certo fatto piacere che gli altri abbiano sempre pensato a queste comunità come soggette alla mafia. E dunque perché ogni piccola comunità islamica deve essere per forza una cellula terroristica? Non bisogna abbassare la guardia sul terrorismo - ha avvertito Tettamanzi - tuttavia bisogna saper distinguere. Respingendoli per paura, senza distinzione alcuna, non decidiamo di stare insieme tra noi, rinchiudendoci e separandoci?».
«D’altro canto - ha aggiunto l’arcivescovo, con un riferimento alle vicende della scuola islamica - perché alcuni osservanti dell’islam non si fidano delle nostre scuole? Proviamo a parlarne con calma e, possibilmente, ascoltandoli. Dimostriamo nei fatti che l’amicizia tra i bambini, il loro reciproco frequentarsi in scuole comuni è un bene. Vinciamo la paura con l’accoglienza, l’amicizia, il riconoscimento aperto e leale della dignità dell’altro, il suo essere cittadino, il suo operare per questa società e non più per la sua originaria».
Il cardinale ha quindi lanciato un grido d’allarme sull’emergenza abitativa a Milano. «Voglio richiamare con forza il problema della casa per le giovani coppie, per gli anziani, per chi viene da lontano e desidera vivere in pace tra noi. Servono soluzioni differenziate, ma soluzioni. Non si può aspettare oltre». «Per gli anziani, in particolare, e per chi è più in difficoltà - ha detto Tettamanzi - serve anche in questa materia una burocrazia “comprensibile”, nei tempi, nei modi e nei linguaggi. E per i giovani - ha aggiunto - è possibile che il loro rimanere in città sia legato al possesso di ingenti quantità di denaro? E per i cittadini venuti da lontano: quanto a lungo si dovrà accettare lo sfruttamento sistematico del loro bisogno di un tetto?».
Infine, dopo aver richiamato i credenti alla responsabilità della testimonianza e aver invitato i milanesi a non chiudersi ma a «collegarsi» aiutando il rafforzamento della comunità civile, il cardinale ha parlato della prossima scadenza elettorale. «A tutti vorrei dire: diamo quel contributo semplice che è l’esercizio del diritto di voto. Rinnoviamo la nostra fiducia nelle istituzioni che molto possono contribuire alla crescita della dimensione comunitaria nella società. Accompagniamo quel voto con una riflessione seria sulla città».