Troppe polemiche, Sgarbi rinuncia al «Cristo morto»

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«Se Giulia Maria Crespi chiede un’autorizzazione, il Comune gliela deve dare e subito». Lo “Sgarbi pensiero” questa volta è rivolto a Casa Necchi Campiglio di via Mozart e proprietà del Fai. L’appello è stato lanciato dal presidente del Fondo per l’Ambiente Italiano, Giulia Maria Mozzoni Crespi, che ha incontrato l’assessore alla Cultura di Milano. La presidentessa lamentava la difficoltà e la lentezza nell’avere le autorizzazioni necessarie per procedere con la ristrutturazione della casa-museo, attualmente in restauro, la cui apertura al pubblico è prevista per la fine del 2007.
La villa, progettata nel 1932 da Piero Portaluppi per la famiglia Necchi Campiglio, rappresenta un unicum nel panorama storico milanese simboleggiando un capitolo significativo della storia dell’architettura abitativa dei primi del ’900. La famiglia, infatti, alternava le visite ai migliori salotti della città a battute di caccia e viaggi nell’estremo Oriente, come era usanza dell’alta borghesia industriale nella Lombardia dei primi decenni del secolo scorso. La commissione affidata all’architetto Portaluppi, non mirava certo a nasconderlo, anzi: «Si trattava di realizzare un’abitazione adeguata al loro stile di vita raffinato e mondano». La particolarità di questa villa, però, non consiste solo nel fatto che custodisce la collezione De’ Micheli che vanta 130 capolavori del XVIII secolo, dipinti di Canaletto e Tiepolo, mobili francesi, ceramiche lombarde, porcellane cinesi e rare miniature di Jean Baptiste Isabey, ma anche nel fatto che rappresenta un taglio con la tradizione architettonica del tempo. I Campiglio, infatti, commissionarono al miglior architetto del loro tempo una casa assolutamente moderna, dotata di tutte le comodità e i lussi offerti dalla tecnologia dell’epoca.
La consapevolezza dell’unicità della villa e l’assenza di una discendenza diretta ha spinto Gigina e Nedda Necchi nel 2001 a lasciare l’intero complesso - che comprende un parco con tanto di piscina, garage e campo da tennis - al Fai per trasformarlo in casa-museo, sulla scia del Museo Bagatti Valsecchi, della casa-museo Boschi Di Stefano, e del Museo Poldi Pezzoli.
L’intervento, per un costo complessivo di oltre 4,5 miliardi di euro, consiste nel restauro conservativo della villa e nell’adeguamento dei servizi necessari alle visite. Il progetto prevede interventi sulla facciata esterna, serramenti e intonaci della villa, nel parco (sistemazione della piscina, dei locali tecnici e della recinzione) e per quanto riguarda il percorso museale (segnaletica e sistemi di sicurezza). Non solo, come ogni museo che si rispetti, Casa Necchi Campiglio sarà dotata di un bookshop, di una biglietteria e di spazi per convegni e mostre temporanee.
Per snellire le pratiche e velocizzare i tempi è intervenuto Vittorio Sgarbi. «Non è pensabile - ha commentato - assistere alla farsa grottesca di un’amministrazione che rallenta, anziché agevolare, un’istituzione che si batte per la difesa del bello pubblico. Il sindaco Moratti ha assicurato la massima disponibilità, e a breve sarà pronta l’autorizzazione necessaria».\