«Troppi assenti nell’Udc»: lite Cesa-Schifani

da Roma

Il segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa, difende la diversità del suo partito rispetto al resto del centrodestra. Il portavoce di Silvio Berlusconi, Paolo Bonaiuti, ribatte che una maggiore unità della Cdl accelererebbe il processo di decadimento dell’esecutivo. Andrea Ronchi, portavoce di An, tenta la strada della mediazione ma esclude la «fusione fredda» con Forza Italia. Tutto questo e anche di più ieri a Sky Tg24 pomeriggio.
Il primo tema del confronto è stato l’assenteismo a Palazzo Madama che in parecchi casi ha consentito al governo Prodi di allungare la sua sopravvivenza. Si è parlato ovviamente del caso Trematerra, al centro delle polemiche dopo il passaggio del decreto fiscale a Palazzo Madama. «Era in missione negli Stati Uniti», lo ha difeso Cesa partendo all’attacco del presidente dei senatori di Forza Italia. «Schifani - ha aggiunto - pensasse piuttosto a contare i suoi senatori che sono assenti». Bonaiuti ha parato il colpo. «Schifani - ha risposto - deve rispondere al suo ruolo di whipper, come dicono gli inglesi, cioè deve frustare la gente per mandarla a votare. Fa il suo mestiere». E Ronchi ha concluso: «Non è questo il problema».
Anche sulla tenuta dell’esecutivo i pareri non sono stati unanimi. Il numero uno di Via Due Macelli ha ribadito che sulla crisi di governo è necessario «non farsi troppe illusioni» perché «non capiterà né oggi né domani». Prontamente il portavoce dell’ex presidente del Consiglio ha puntualizzato. «Non sarei così pessimista come Cesa - ha detto Bonaiuti - anzi sarei ottimista. Il governo si regge quotidianamente su uno o due voti di scarto. Può cadere anche per un incidente». Identico siparietto pure sui sondaggi. Secondo i dati a disposizione di Forza Italia, il centrodestra sarebbe al 55 per cento con l’Udc in calo sotto il 5 per cento. Cesa ha ribattuto. «Mi dispiace per gli amici di Forza Italia, il totale è quello ma l’Udc è in crescita oltre il 7 per cento», ha precisato. Bonaiuti lo ha rintuzzato: «L’unico titolato a parlare dei sondaggi è Forza Italia perché siamo stati gli unici che prima delle elezioni davano il pareggio».
Il gioco di contrapposizioni non poteva non determinare un crescendo finale. La vexata quaestio è, come al solito, la leadership berlusconiana dalla quale l’Udc si è differenziata. «Era più semplice restare dietro la bandiera di Berlusconi - ha chiosato Cesa - ma se continuiamo così siamo destinati a perdere anche la prossima perché il governo Prodi andrà avanti. Poi che gli amici di Forza Italia dicano che il Cavaliere deve essere il leader per sempre non mi sembra la strada giusta». Certo il segretario centrista, da esperto democristiano, ha riaffermato la collocazione del suo partito nello schieramento opposto al centrosinistra ma con numerosi distinguo, a partire dalla manifestazione di sabato prossimo. «Noi vogliamo cambiare il centrodestra, ma il nostro progetto è nel centrodestra», ha concluso. «Nessuno ha sconsacrato Berlusconi da leader», ha ribattuto Bonaiuti riaffermando anche come l’ex premier sia «l’unico che tiene insieme la Cdl». Pure in questo caso Ronchi ha trovato la sintesi: «La piazza di sabato sarà di tutti i leader, sarà contro questo governo delle tasse». Renato Schifani, invece, ha atteso la serata per rispondere «all’amico Cesa». Ciò che conta, ha rilevato, è che «si faccia piazza pulita di un governo che gli elettori hanno già sfiduciato».