Troppi barboni, Nervi chiude di notte

(...) - racconta il tabaccaio della stazione -. L’abbiamo sentito dai dipendenti della Rfi che chiuderanno la sala d’attesta e che sposteranno anche le macchinette che distribuiscono cibi e bevande all’esterno». All’esterno vuol dire sulla banchina dei binari, per intenderci. Ma il punto è un altro. «È inammissibile che facciano una cosa del genere - sbotta il presidente del comitato per la difesa dei cittadini di Quinto, Nervi e Sant’Ilario, Luciano Pavan -. Se chiudono davvero la sala d’attesa siamo pronti a iniziative importanti». Perché la stazione di Nervi, ricorda il presidente, è un piccolo gioiellino, ha una sua storia e come se non bastasse la sala per i passeggeri è persino vincolata ai beni architettonici per il soffitto particolare. Ma perché accade tutto questo? Già qualche settimana fa, il presidente della commissione urbanistica del municipio Levante Luigi Costa aveva segnalato al «Giornale» lo stato abbandono e degrado dei giardinetti della stazione, ricovero di clochard e disperati. «Sono anni ormai che anche la sala d’attesa è diventata un covo di barboni - continua il tabaccaio -. Ma all’inizio arrivavano la sera e poi se ne andavano al mattino verso le sei». Invece adesso la situazione è peggiorata perché i primi iniziano a farsi vedere verso le sette di sera e non se ne vanno prima delle dieci dell’indomani. «La polizia non è mai intervenuta. I carabinieri dicono che non sono cose che rientrano nella loro giurisdizione. Non c’è reato che si possa far valere». E allora? Allora non rimane che chiudere la sala tout court così come racconta chi lavora qui tutti i giorni. Peccato che a farne le spese saranno sempre e solo i passeggeri. «Il reato è che d’inverno non si può stare dentro con i barboni che ci dormono - dice inferocita una signora - e se uno deve aspettare, deve stare al freddo». Adesso non ci sarà nemmeno l’imbarazzo della scelta tra dentro o fuori, perché la stanza riservata ai viaggiatori molto probabilmente non esisterà più. Giulia Guerri