Troppi caprioli nei boschi Acqui pronta alla «strage»

Mobilitati i cacciatori per eliminare 600 animali Ma in tanti sono pronti a dar battaglia in Provincia

(...) cacciatori locali: l'inizio dei fuochi d'artificio era previsto in un primo tempo per il 10 agosto, una pioggia di cartucce anziché di stelle. Una decisione, va da sé, altamente impopolare: roba da Bambi che fa gli occhioni terrorizzati al cospetto del fucile e giù lacrime di rabbia sulle guance dei bambini.
Roba, soprattutto, capace di suscitare reazioni provenienti un po' da tutte le parti. In quattro giorni si sono fatti sentire in molti: Vittorio Sgarbi ha invitato chiunque ad adottare più caprioli possibile tra quelli a rischio abbattimento; il direttore di Studio Aperto, Mario Giordano, ha dato il via ad una vivace campagna per salvare i bambi acquesi, mentre il presidente della regione Calabria Agazio Loiero, col kleenex ancora in mano, si è offerto di ospitare tutti e seicento gli esemplari indesiderati nei parchi naturali della regione da lui amministrata. Il tutto, ovviamente, accompagnato dalla furibonda indignazione delle associazioni ambientaliste e animaliste, nessuna esclusa.
Insomma, un caso mediatico che ad Acqui Terme nessuno si sarebbe mai aspettato, e che ha avuto il risultato di far tornare, almeno in parte, la regione Piemonte sui propri passi: la «mattanza», così la definiscono gli animalisti, è stata rinviata di due settimane, mentre la proposta del governatore calabrese è stata parzialmente accolta e così cento caprioli, scelti probabilmente tra i più giovani, prenderanno la via del Meridione.
La situazione, però, pare tutt'altro che risolta. L'Ente Nazionale Protezione Animali conta un buon numero di iscritti proprio ad Acqui Terme, e basta chiachierare con alcuni di loro sulle panchine di piazza San Guido funestata da minacciosi nuvoloni per capire che per loro si tratta di una guerra, e che in questo momento vige una semplice tregua. «Gli animali vanno difesi sempre e comunque, anche quando non si tratta di caprioli dagli occhioni dolci. Se non dovesse cambiare niente e fosse confermato il piano di abbattimento, noi il giorno dell'apertura della caccia saremo nei boschi, pronti a metterci tra la canna del fucile e l'animale», questo in sintesi il concetto. Le telefonate di solidarietà alla sezione alessandrina dell'Enpa sono tante, in questi giorni, e c'è chi si offre volontario per intervenire di persona allo scopo di bloccare le operazioni di caccia. Giovanni, il tesoriere dell'ente, spiega perché secondo lui l'abbattimento di massa che tanto sta indignando l'opinione pubblica vada contro la legge, e tira in ballo la pubblica incolumità: «Per la caccia al capriolo si usano fucili a lunga gittata, che per legge non si possono utilizzare nel raggio di due chilometri dalle abitazioni, il che significa che da queste parti non si dovrebbe nemmeno caricarlo, viste le tante case sparse per la campagna». E assicura che alcuni cacciatori si sono detti contrari alla mattanza estiva e non vi parteciperanno: «Dicono che non è più uno sport, ma uno sterminio sistematico».
Ecco, raccontata così sa veramente di fiaba, i buoni e indifesi contro i cattivoni senza scrupoli. Ma la realtà racconta anche di danni all'agricoltura dovuti proprio all'appetito dei bambi, con rimborsi ai coltivatori che sono più che triplicati rispetto allo scorso anno, mentre altri dati della provincia di Alessandria parlano di una media di tre incidenti stradali al giorno causati dall'improvviso passaggio sulle strade di caprioli, daini e cinghiali. Ne parla, quasi con rassegnazione, Alessandro Buffa, il presidente del locale Ambito Territoriale di Caccia, un ufficio direttamente dipendente dall'amministrazione di Torino. È proprio lui a dover coordinare, sempre su ordini della giunta guidata da Mercedes Bresso, le operazioni di controllo e abbattimento della fauna selvatica tra Acqui e Ovada. Stavolta si trova nell'occhio del ciclone, ma cerca di difendersi: «Queste procedure di selezione degli animali ci sono sempre state, e non hanno mai suscitato reazioni del genere: certo, il numero di capi coinvolti quest'anno è superiore a quello degli anni precedenti, circa cento in più. Oppure è il tipo di animale a suscitare commozione». Su una cosa, però, il presidente dell'Atc non transige: «Ho sentito proposte che mi hanno sconcertato, come quella di adottare singolarmente i caprioli: è assurdo, fuori dal bosco questa specie non può vivere. Ma come si fa a dirsi amanti degli animali se non si sanno nemmeno queste cose?».
La partita, intanto, va avanti. Per stamattina alle dieci è prevista una manifestazione animalista ad Alessandria, davanti al palazzo della Provincia. Anche il sindaco di Acqui, Danilo Rapetti, ha scritto al governatore Bresso per scongiurarla di tornare sui suoi passi e studiare soluzioni alternative, come la sterilizzazione, «da noi utilizzata con successo - spiega - per ridurre la popolazione dei piccioni». I caprioli, nel frattempo, continuano a scorrazzare tranquilli nei boschi. Non sanno che tutto quel fastidioso cancan che viene dalla città riguarda il loro destino.