Troppi convegni, al design serve aria nuova

Ben lontano da noi il criticare ogni movimento culturale, soprattutto in una nazione come la nostra dove personaggi di grande cultura, nuovi, importanti e trascinatori ve ne sono con il contagocce. Ma considerando quale e quanta posta giunga ogni giorno ad architetti e designer, vengono spontanee alcune considerazioni. Non manca giorno che nel settore dell'architettura e nel design non vi sia una tavola rotonda, un dibattito, un incontro, un convegno, una presentazione. E non bastasse anche alle stesse ore. Un fenomeno abbastanza preoccupante, che rivela come tutti vogliano mettersi in mostra, discutere, parlare, incontrare altre persone, con risultati davvero modesti e di una concretezza sconcertante. A questo si aggiunge «l'evento», il raduno di bella gente, elegantemente vestita o volutamente casual, supportata e sollecitata da infiniti inviti e infiniti addetti alle pubbliche relazioni. L'esempio più eclatante è stato quello che si è verificato durante il recente Salone del Mobile, con più di trecento manifestazioni al di fuori della mostra ufficiale. Cocktail, decorazioni, allestimenti, mondanità, curiosità, un miscuglio che ha generato un gran polverone e una migrazione attraverso la città di personaggi per nulla utili alla causa. Il guaio è che tutto questo ha un costo non indifferente, e che alla fine si mostra soltanto nell'elenco delle voci passive dei vari produttori e presentatori, e nell'attive per quanto riguarda P.R., stampatori, ristoratori e personaggi del catering. Il bello è che si è avuta la sensazione straordinaria di una città coinvolta fino al midollo dalla parola «design» e che non pochi amministratori pubblici pensano di riproporre questi modelli anche per il settore della moda, un mondo del tutto diverso da quello dell'arredamento e dell'architettura, che da secoli si cerca di far sposare o di trovargli almeno un legame produttivo ed efficace. Ma perché non ci si preoccupa invece di quell'uno e poco più di operatori che hanno visitato il Salone di quest'anno rispetto a quello dell'anno scorso? Le aziende hanno bisogno di cose serie, di vendere non uno spot ma di conquistare una clientela, soprattutto internazionale, e su questo debbono concentrarsi. Chiacchiere e convegni, esibizioni modeste di giovani che pensano al design come ad una miniera, servono ad parer nostro ben poco.