«Troppi decreti e poca programmazione»

Laura Verlicchi

I primi provvedimenti in materia di economia e professioni del nuovo governo hanno avuto un impatto significativo anche e soprattutto nella nostra regione. Approfondiamo l'argomento con Mario Canevari, presidente dell’Unione regionale collegi Lombardia.
«Al di là della valutazione degli adempimenti, vorrei anzitutto esprimere una netta critica al ricorso sistematico e spesso ingiustificato ai decreti legge per intervenire in materia fiscale. Questo rappresenta un problema ovunque e in Lombardia in particolare, dato il suo ruolo chiave nel sistema Paese. Oltretutto, sia le disposizioni Bersani che quelle del viceministro Visco, sono state dettate senza consultare le categorie interessate, professionisti in primis. Questo governo, che si prefiggeva la concertazione fra i suoi obiettivi, in realtà non l'ha neanche presa in considerazione, e a maggior ragione per quanto riguarda il fisco».
In che senso?
«Il pagamento telematico delle imposte obbligatorio già da ottobre è la cartina di tornasole. Appare come una prova di forza pura e semplice, perché non si vede la ragione per cui sia così urgente imporre il cambiamento delle modalità di pagamento: di certo non motivi di gettito, che rimane invariato, in qualsiasi modo il contribuente paghi. In effetti, il provvedimento non è stato adeguatamente motivato dagli stessi proponenti e vi sono già ipotesi di slittamento, anche se non ancora definite e non formalizzate: l'Agenzia delle entrate si ritrova, come prima, l'archivio aggiornato dai file inviati, anzichè dalle banche, dai contribuenti o dagli intermediari. Non solo: viene di fatto imposta ai contribuenti l'apertura di un conto corrente, con relativi costi (ed evidenti vantaggi per le banche). D'altra parte, non è certo la rigorosa programmazione la caratteristica di questo governo: lo dimostra la vicenda del provvedimento relativo all'Iva sugli immobili, poi modificato radicalmente, che avrebbe provocato il dissesto dei bilanci delle società immobiliari e di leasing».
Che cosa intendete fare come categoria?
«Il mese scorso, abbiamo fatto il punto in una riunione delle Unioni dei collegi dei ragionieri del Nord Italia - oltre alla Lombardia, il Piemonte-Valle d’Aosta, la Liguria, il Triveneto e l'Emilia-Romagna - che rappresentano la maggior parte dei commercialisti italiani, con relativi clienti. Abbiamo espresso la nostra preoccupazione rispetto ai primi passi del nuovo governo in campo economico, e valutato le iniziative da prendere. Anche se le proteste plateali, stile tassisti, non fanno parte del nostro Dna, tuttavia non possiamo rimanere indifferenti e abbiamo dato mandato al consiglio nazionale di agire, chiedendo anzitutto un maggiore coinvolgimento delle categorie professionali nelle decisioni che le riguardano. Anche perché non è certo l’introduzione immediata dell'obbligo del pagamento telematico l'unico problema».
Quali sono gli altri?
«Potrei citarle l'anticipo delle scadenze di invio delle dichiarazioni fiscali oppure la reintroduzione dell’obbligo di trasmissione degli elenchi clienti e fornitori, che, pur essendo di dubbia utilità, comportano costi e problemi organizzativi certi. Ma quello che mi preme evidenziare è il metodo usato dal governo, basato sull'introduzione per decreto di norme di cui non si vede l'urgenza, che invece è il presupposto costituzionale dei decreti legge».
Avete anche affrontato le questioni legate all'unificazione degli albi di ragionieri e dottori commercialisti?
«Sì, tanto più che si avvicina il primo congresso unificato a novembre. Il vero problema, al di là dei malumori di qualche minoranza, sembra essere l'unificazione delle casse previdenziali, rivelatasi più complessa del previsto. Il punto è che i patrimoni oggi esistenti non sono facilmente confrontabili, e soprattutto che i calcoli attuariali per la valutazione della sostenibilità futura sono stati basati dalle due categorie su dati disomogenei. A questo punto, sarebbe probabilmente più facile ipotizzare una nuova cassa previdenziale per la professione economico-contabile, così come uscirà dall'unificazione, mantenendo in vita le casse attuali, fino alla naturale estinzione. Ma queste sono valutazioni affidate all’apposita commissione».