Troppi falsi disabili al volante: il Comune indaga

Allarme dei vigili: «Gli abusi sono in continuo aumento». Usano il permesso di un invalido per parcheggi e corsie riservate

Gioia Locati

Schiacciano l’acceleratore nelle corsie riservate. E parcheggiano ovunque. Nelle strisce gialle di qualsiasi zona, in quelle blu (senza pagare), nei posti a loro riservati. Mostrano sul parabrezza il magico cartellino arancione con la scritta «disabile» e possono perfino lasciare l’auto in sosta vietata, poiché sanno di poter contestare, con successo, qualsiasi multa. Molti parenti dei 17mila handicappati fanno i furbi e approfittano a più non posso del lasciapassare.
«Si faccia i c... suoi». È stata la risposta di un prestante signore appena uscito dalla Mercedes blu parcheggiata in piazza Edison. Il consiglio del posteggiatore, «la smetta o fa una brutta fine», non è stato più incoraggiante. Ma i controlli dei vigili? Alla segreteria del comando confermano che si «tratta di un abuso frequente». Che finisce quando il furbino è pescato sul fatto? Macché. Il sistema incoraggia i recidivi. Perché chi è colto in flagrante, ad esempio in un parcheggio, merita il verbale di «sosta senza autorizzazione» pari a 35 euro. Chi circola sulle corsie riservate senza avere a bordo il titolare del contrassegno paga 71 euro. In entrambi i casi il pass viene sì ritirato. Ma poi, seguendo l’iter previsto dall’ufficio «traffico concessioni e autorizzazioni», viene restituito. Ovviamente al vero disabile. E il furbino? Insiste, insiste, eccome se insiste. Testimonia Giuseppe Giana, ufficiale dei ghisa al settore traffico da quasi un decennio: «Ci sono automobilisti che non hanno pudore, si sono visti ritirare il contrassegno del parente anche tre o quattro volte. Pagano le multe e si ripresentano». Quante multe in un anno? Purtroppo questo è un dato che non esiste, perché, confermano alla segreteria del comando «le violazioni non hanno una codifica specifica». C’è un verbale per la sosta senza autorizzazione e un altro per la circolazione nelle corsie riservate.
Però. Se uno di noi, non disabile e non furbino, posteggia male la propria auto - tipo un terzo della ruota a occupare appena appena lo scivolo di disabili e passeggini - si ritrova con due punti in meno sulla patente. Mentre chi usa a piacimento, in lungo e in largo, un documento che non gli appartiene, può pure contare su una patente immacolata. Com’è possibile? «È proprio questo il nodo della questione - ha aggiunto Giana -. In mancanza di senso civico, serve un deterrente forte. Al nuovo assessore proporrei di chiedere al ministero di penalizzare questi abusi togliendo i punti dalla patente». E il nuovo assessore comunale ai Trasporti, Edoardo Croci, risponde: «Faremo controlli più severi, è un malcostume che va fermato perché danneggia tutti, handicappati e non. Esaminerò la proposta dei punti da inoltrare al governo e avvierò un’indagine». Un anno fa il comando dei vigili di zona Duomo, di propria iniziativa, intraprese una caccia all’abuso dei contrassegni. Agenti in borghese controllavano le corsie riservate. Saltarono fuori anche parecchi pass contraffatti e questo è un reato da codice penale. C’è un altro particolare - ha riferito ancora l’ufficiale Giana -. In caso di morte del disabile nessuno dei parenti restituisce spontaneamente il contrassegno».
Nel 2001-2002 l’assessore Goggi fece un’indagine che portò a cancellare 3mila degli allora 13mila pass in circolazione. Un confronto incrociato con l’anagrafe dimostrò che molti titolari erano morti o avevano cambiato residenza. Si deve a Goggi il «giro di vite» dei documenti, ossia il fatto che ora sui contrassegni milanesi devono comparire fotografia e dati anagrafici. Tutto questo però non è bastato. Roberto Miglio del Csa, coordinamento sindacale autonomo, suggerisce controlli più severi: «Dobbiamo impegnarci di più e con più attenzione. La colpa di questi abusi è in parte nostra. Poi proporrei una revisione periodica dei contrassegni per controllare eventuali decessi o cambi di residenza. Infine estenderei anche ai comuni vicini l’obbligo di mostrare la fotografia sul tesserino».