Troppi genovesi snobbano la fiera dei saldi

(...) nel «fuori tutto». Sì perché in città, la voglia di saldi sembra essere già passata anche se le statistiche sembrerebbero dire il contrario. I clienti entrano, osservano, ma alla fine non comprano. E a denunciarlo sono proprio i titolari dei negozi del centro: «Troppo in anticipo. Non crediamo che il 6 luglio sia la data giusta per dare il via alla stagione dei saldi». Insomma il malcontento tra i commercianti regna sovrano, soprattutto nei confronti delle istituzioni locali, colpevoli - a loro dire - di non tutelare abbastanza la categoria. E non hanno certamente mezzi termini quando si scagliano contro la Regione Liguria, rea di aver approvato la nuova legge che ha previsto e reso obbligatoria l'affissione nelle vetrine dei negozi del cartello, in cui è fatto obbligo di descrivere la merce in saldo, la posizione degli articoli nel negozio e la forbice dei prezzi.
«Non serve assolutamente a nulla, la gente si confonde e per noi è una perdita di tempo - tuona Francesco Sorbino, socio del negozio Compagnia Unica Open Lab -. Siamo stati obbligati a esporre questo documento esattamente dieci giorni prima dell'avvio delle svendite. È chiaro che il cliente abbia aspettato a fare acquisti, e se invece decideva di entrare, giustamente pretendeva già lo sconto. E questo si sa, non si può fare. Non ci dimentichiamo inoltre che l'estate è cominciata soltanto il 21 giugno, poco meno di un mese prima dei saldi. Ma allora perché non ridurre la stagione degli sconti a una sola settimana, da spostare a fine agosto, e non all'inizio di luglio?».
In via San Vincenzo, così come in via Venti e in corso Buenos Aires e corso Torino, sono in molti a interrogarsi su questo stato di cose. I saldi non decollano e dopo la curiosità dei primi giorni, tutto è fermo. A dimostrazione delle speranze legate alle vendite scontate, il 6 luglio (data di inizio dei saldi) in molte strade i negozi sono rimasti aperti anche di sera. Sestri ad esempio ha salutato il primo giorno di saldi con un'apertura straordinaria, fino alle 23.
Ma c'è anche chi spiega che non bastano certamente queste proposte, per compensare una situazione di crisi del settore e concentrazione dei consumi. E poi la concorrenza dell'Outlet di Serravalle, che ha reclamizzato sconti anche fino al 70 per cento, ha fatto sentire il suo peso, soprattutto in città. Il titolare del negozio Johann Strauss, non nega che la stagione stia andando male: «Tutti hanno iniziato fare sconti già da metà giugno. L'estate è appena arrivata e noi siamo già da una settimana alle prese con la merce estiva in saldo. E tra meno di un mese dobbiamo iniziare a riempire le nostre vetrine di robe invernali. È paradossale».
Insomma sembra quasi che l'appuntamento tanto atteso dei saldi - da chi vuole comprare risparmiando - inizi a vacillare. «Ma è anche vero - spiega Giovanni Bagnara titolare di Bagnara Sport, storico negozio di Piccapietra -, che la clientela deve essere curata durante tutto l'anno e non soltanto in occasione dei saldi. Il rispetto verso chi acquista è d'obbligo per servizio, qualità e prezzo e non può essere occasionale».
A denunciare invece, una buona percentuale di affluenza (un 30 per cento di presenze) sono i grandi magazzini delle principali vie dello shopping cittadino. Fuori dal coro anche il negozio di calzature Betty Flowers («figlio» del patron del Genoa, Enrico Preziosi), che applicando da subito il 50 per cento di sconto, ha già in parte svuotato la bottega.
Chi invece torna sul problema saldi, facendo un'analisi ben più complessa è Antonella De Barbieri, titolare della boutique «Liz», in Galleria Mazzini: «Si vende poco e anche male. La gente qui da noi non entra. Si limitano soltanto a guardare le vetrine. Non chiedono neanche. Ma questo dipende anche dalla cattiva gestione che il Comune fa di questa splendida galleria. È una risorsa che non viene assolutamente sfruttata, per niente pubblicizzata, se non due volte al mese con il mercatino dell'antiquariato». Anche in questo caso i negozianti accusano l'amministrazione comunale di non proteggere le categorie di settore, e soprattutto, di non utilizzare adeguati strumenti per valorizzare un patrimonio storico-artistico come galleria Mazzini, cuore della città.