Troppi i morti ammazzati attorno al ristorante di Seul

Certo la Lucky Red che lo distribuisce non poteva tradurre il titolo di questo film coreano con il corretto La dolce vita come l’originale imporrebbe, dato che già c’è il precedente di Fellini. In più sarebbe sacrilego affiancare la voluttuosa via Veneto dei bei tempi al mefitico ristorante di Seul, La dolce vita appunto (scritto in italiano), all’interno del lussuoso hotel diretto dal giovane Sunwoo (il magistrale Lee Byung-hun, una star in Corea e in Giappone), che è anche il braccio destro del boss malavitoso Kang invaghitosi dell’affascinante Heesoo che forse se la fa con un altro. Il dubbio otelliano lo divora e così affida al giovane Sunwoo il compito di far fuori il rivale. Ovviamente Sunwoo di fronte alla bellezza di Heesoo non riesce a portare a termine la missione e l’ira del boss cadrà con rara violenza solo su di lui. Per una buona ora di film assistiamo così a una successione impressionante di morti ammazzati in coreografici laghi di sangue che, secondo il regista, rendono il film «divertente e non realistico». Il nostro dubbio è però che si tratti d'una estetica della violenza fine a se stessa.

BITTERSWEET LIFE (Corea del Sud, 2005) di Kim Jee-woon con Lee Byung-hun, Kim Young-chul. 120 minuti