Troppi identikit del maniaco dell’ascensore

Alto, biondo, quasi bello e, soprattutto, giovane, sui 25, massimo 30 anni: le prime vittime l’hanno descritto così, quel maniaco dell’ascensore che si esibisce da tempo immemorabile in città. Un identikit generico, fin troppo, che non ha contribuito ad agevolare il compito di chi conduce le indagini. Figurarsi poi quando sono arrivate altre segnalazioni di assalti nel pianerottolo e sulle scale, oltre che nel prediletto ascensore: c’è chi ha notato «un anziano, mal vestito, pochi capelli, carnagione olivastra», ma c’è anche chi ha visto «un quarantenne, distinto, sguardo tagliente», e «un ragazzo dalla corporatura robusta, jeans sdruciti e volto coperto da un casco integrale». Tutte testimonianze fedelmente riportate da solerti mezzi di comunicazione di massa, con tanto di locandina a caratteri cubitali all’edicola. La locandina, però, chissà perché, strilla sempre al singolare: il maniaco è unico, il medesimo, inafferrabile Fantomas con seri problemi nella sfera affettiva. Di questo passo, risulta indiziato «solo» il 79 per cento dei maschi genovesi, depurate le fasce 0-14 anni (ma, secondo alcuni, non è detto) e 98-110 anni (Viagra e Cialis permettendo). Di recente, infine, viene fermato un giovane che sembra proprio lui, almeno per qualche titolo di testa in cronaca. Chiaro: ha un casco da motociclista, porta jeans sdruciti nei punti giusti, ha uno sguardo che, contro sole, può anche definirsi tagliente, e comunque ambiguo. «Corrisponde!». Invece l’interrogatorio e i riscontri obiettivi fanno cascare l’asino. Due o tre settimane di pausa, e l’allarme-maniaco si rinnova, in Carignano. Ai danni di un bambina di 11 anni che lo «fotografa» così: «Un barbone, brutto, vecchio e sporco». Insomma, le indagini ricominceranno da capo. Ma almeno spariranno «certe» locandine.