Troppi incidenti mortali lungo la statale 45 della Val Bisagno

Francesco Guzzardi

Sono pochi i genovesi che non conoscono la SS 45, la vecchia, familiare e super transitata «pedemontana» della Val Bisagno che per 7 chilometri, partendo da Prato, si arrampica fino in località «Eo» (Bargagli) dove, da una parte conduce verso l'entroterra e la riviera di Levante, dall'altra a Piacenza. Uno dei motivi per i quali l'affascinante percorso è conosciuto, sta nel fatto che attraversa la zona di Trapena dove, a detta dei vecchi fungaioli genovesi, i funghi porcini che nascono nei boschi limitrofi sono, grazie all'aria del mare che dalla Foce risale la gola e finisce la corsa proprio sulle coste dei monti della zona, senza dubbio i più prelibati della città.
Ma negli ultimi anni, oltre che ai pregiati funghi, a questa strada si affianca un'altra caratteristica, tremenda e funesta: gli incidenti mortali. Infatti, se fino a una ventina di anni fa, gli incidenti stradali erano dovuti al caso o a sparute disattenzioni, e i pochi morti facevano scalpore, adesso gli incidenti sono all'ordine del giorno (almeno cinque lunga l'intera statale) e di conseguenza, i morti non fanno più scalpore. Lungo il percorso, lastre di marmo cementate sui muri, mazzi di fiori vecchi di anni fasciati di sciarpe e pupazzetti anneriti, portafiori di vetro incastrati nella roccia con fiori freschi e lapidi, simili a pietre miliari, con date e dediche, confermano l'alta pericolosità di percorrenza. Paolo Lucchesi che dal 1996 è il comandante della stazione dei carabinieri di Bargagli, competente territoriale fino a Torriglia, non ha dubbi: «La fatalità di questi incidenti sta alla base di tutto, ma fondamentale è il fatto che negli ultimi anni il traffico è aumentato e in proporzione gli incidenti». Infatti, i dati confermano che con l'allargamento della città degli ultimi anni, le numerose famiglie che hanno deciso di vivere fuori città, hanno riversato lungo la statale migliaia di pendolari motorizzati, che per ovvi motivi sfrecciano avanti e indietro e hanno trasformato la tranquilla strada, in una brutta copia di corso Europa. Qualcuno in paese sussurra anche di corse automobilistiche clandestine che a tarda sera si susseguirebbero, nei fine settimana, alla fine del Traforo della Scoffera dove la tratta di strada, una semirettilinea in discesa, lunga 2 chilometri e larga circa 30 metri, si presta degnamente alle performance di improvvisati piloti di potenti bolidi.
Lungo il tragitto si notano anche persone che lavano, con tanto di sapone e risciacquo finale, la propria auto parcheggiata lungo il ciglio, «Ma non possiamo farci nulla - conclude il maresciallo Lucchesi - quella zona è di presidio della polizia municipale e loro, al massimo possono comminare una contravvenzione di pochi euro per inquinamento del suolo pubblico infatti, a tal proposito non esiste nessuna normativa che indichi tale gesto pericoloso e quindi perseguibile».
E in ultima analisi, tengasi anche conto che se caso mai, si riuscissero ad identificare gli autori delle corse pirata, anche in questo caso le mani sarebbero legate dalla legislazione. Il rischio che corrono questi pirati è solo un verbale per eccesso di velocità: anche se le pattuglie non sono attrezzate di alcun mezzo elettronico per rilevarla. Prudenza e buon senso a tutti.