Troppi incidenti in viale Abruzzi Gli abitanti bloccano la strada

Sono tornati sul luogo del delitto. Armati di striscioni e di un mazzo di fiori. Sono i comitati cittadini e i residenti di viale Abruzzi che reclamano sicurezza sulle strade. All’indomani dell’incidente mortale che ha visto in viale Umbria una signora di 61 anni venire arrotata da un camion a bordo del suo motorino, a 15 ore e poco più di due chilometri di distanza da un altro incidente, quello in viale Abruzzi costato la vita a un ciclista romeno di 26 anni giovedì. Amarezza e rabbia tra gli abitanti che ieri alle 11 hanno fermato simbolicamente il traffico, in atto di protesta e raccolto 420 euro per la giovane vedova del ciclista ucciso, che è rimasta sola con i suoi due bambini.
Il problema in viale Abruzzi, dove, nel quadrilatero compreso tra via Farneti, via Stradella, e via Sansovino sono morte 7 persone nel 2006, 16 nel 2005, 12 nel 2004, è l’eccesso di velocità delle macchine e la corsia preferenziale del filobus 92, delimitata dal resto della carreggiata solo da una striscia gialla. «Le macchine si intrufolano nella corsia dell’autobus, superandolo anche da sinistra e travolgendo pedoni, ciclisti, macchine e motorini, come è successo venerdì. Per questo riteniamo che sia necessario mettere in sicurezza la corsia dell’autobus, separandola dal resto della strada: così è troppo pericolosa» sostiene Raffaele Grassi, consigliere comunale della Lista Ferrante. «Le macchine vanno troppo veloci - commenta Carlo Montalbetti, consigliere comunale della lista Ferrante - ma i vigili non si vedono mai. È urgente intervenire con dei semafori intelligenti, dissuasori della velocità o con delle telecamere». I consiglieri della Lista Ferrante hanno presentato anche un’interrogazione in cui chiedono «un opportuno progetto integrato per la riduzione della velocità degli autoveicoli in tutto viale Abruzzi e interventi all’interno del Piano di Mobilità Ciclistica per garantire maggiore sicurezza a chi viaggia su due ruote».
Alcune delle soluzioni proposte, però, sono inutili o inattuabili: mettere un secondo semaforo non risolverebbe il problema perché, se coordinato, spingerebbe gli automobilisti ad accelerare per prendere i due verdi consecutivi, mentre se fosse alternato causerebbe lunghe code lungo il viale. Nemmeno i dossi sembrano una soluzione valida perché ostacolano il passaggio del filobus.
Rimangono telecamere o vigili, la cui assenza appare ancora più stridente il giorno dopo la morte del ciclista. «Stiamo aspettando le telecamere, nei due sensi di marcia, che il vicesindaco ci ha promosse per combattere anche il fenomeno della prostituzione maschile - dichiara Claudio Panareo, rappresentante del comitato spontaneo viale Abruzzi-Piccinni -. Secondo noi potrebbero svolgere una doppia funzione deterrente: davanti a un grande cartello che avvisa delle presenza delle telecamere gli automobilisti rallenterebbero automaticamente evitando, allo stesso tempo, di viaggiare nella corsia preferenziale». Viale Abruzzi, il viale della morte, così viene soprannominato dai residenti, che hanno paura ad attraversare «Se avessi un figlio non lo lascerei andare i giro da solo», è l’amaro commento del farmacista di via Sansovino. L’assessore alla Mobilità di Palazzo Marino, Edoardo Croci invece si rifiuta di rispondere sull’argomento.