«Troppi magistrati fanno i militanti politici»

Casini propone un patto tra Casa delle libertà e Unione «per eleggere il minor numero possibile di giudici e così spazzare via ogni equivoco»

Anna Maria Greco

da Roma

Il problema non sono le affermazioni di Silvio Berlusconi, ma il fatto che abbiamo «magistrati che danno l’immagine di militanti politici». Parole di Roberto Castelli. Il ministro della Giustizia non smorza le accuse del premier, anzi raddoppia. Quelle frasi del Cavaliere, sostiene, «non dovrebbero esserci in un Paese ad alta democrazia». Ma sono la «conseguenza di un’attività sbagliata da parte dei magistrati, o meglio di una parte di essi, che partecipa attivamente alla politica». Intanto, Castelli invia gli ispettori alla Procura di Napoli, per verificare omissioni in procedimenti contro la camorra e altre violazioni di rilievo disciplinare e dispone «accertamenti preliminari» al Tribunale di Bergamo su eventuali irregolarità dei magistrati nella raccolta di firme per il referendum sulla devoluzione.
Sui magistrati ideologizzati Pier Ferdinando Casini rettifica i termini, ma conferma la sostanza. «Se il premier fa certe cose - spiega il presidente della Camera - non è colpa delle “toghe politiche” come dice Castelli ma delle toghe politicizzate». E il leader dell’Udc propone un patto tra Cdl e Unione, per «candidare il minor numero possibile di magistrati». Così, per Casini, si «finirebbe per spazzare via ogni equivoco dalla campagna elettorale». Il numero uno di Montecitorio cerca di abbassare il tono delle polemiche, ma ammette che lui stesso ha provato «una certa irritazione» per gli interventi del Csm sulle leggi, pur riconoscendo che sulla giustizia ci sono stati «troppi interventi frammentari».
Chiamato in causa da Berlusconi per la candidatura nelle liste dei Ds, Gerardo D’Ambrosio replica che è ancora un'ipotesi, ma che se la proposta arrivasse la prenderebbe come «un dovere preciso nei confronti dei cittadini», perché è «la funzione più elevata che si svolge nell'interesse di tutta la comunità». L'ex procuratore di Milano conclude: «Non credo che mi potrei sottrarre a un dovere di questo tipo». Il premier dice che questa è la prova del collateralismo tra Procure rosse e sinistra? L'ex capo del pool Mani Pulite nel post-Borrelli è «stupito», ma non più di tanto. «Sono stato indicato - dice - a seconda delle decisioni che prendevo fascista, socialista, comunista».
Lo difende l'Anm e il vicepresidente Carlo Fucci dice che l'accusa di collateralismo «non può certamente muoversi alla trasparenza del collega D'Ambrosio, come di tanti altri colleghi passati alla politica».
Per il responsabile giustizia dei Ds Massimo Brutti, gli attacchi di Berlusconi vogliono «nascondere il fallimento del governo». E dal Csm alcuni consiglieri dicono basta agli «attacchi livorosi e ingiustificati» alla magistratura da parte del premier, in attesa che si apra una pratica «a tutela» dei colleghi accusati dal capo del governo e in difesa della «intera categoria».