«Troppi mille eletti»

RomaOnorevole Michele Vietti, ridurre il numero dei parlamentari, come ha rilanciato oggi Berlusconi, è un tabù?
«Come Udc abbiamo manifestato il nostro consenso in tutte le sedi in cui se n’è parlato, compresa l’ultima bozza Violante. Ovviamente bisogna rispettare una proporzione tra eletti ed elettori e non partire, come mi pare faccia Berlusconi, da un giudizio di inutilità di deputati e senatori, che perciò andrebbero decimati».
Quali benefici si avrebbero con la riduzione degli eletti?
«Mille tra deputati e senatori sono francamente troppi, soprattutto dovendo duplicare lo stesso lavoro. Per cui credo che un intervento in questo senso dovrebbe andare di pari passo con l’eliminazione del bicameralismo perfetto».
Perché finora non si è mai trovato un accordo pieno sulla necessità di snellire il parlamento?
«Come tutte le modifiche costituzionali, questa sconta la farraginosità della procedura. E la questione del numero dei parlamentari non può essere a sé: deve stare nel contesto di una riforma di cui francamente oggi non vedo le condizioni».
È pessimista?
«Vedo un clima politico tutt’altro che disteso e collaborativo come richiederebbe una riforma seria».
Cosa pensa invece della proposta del capogruppo che vota per il partito?
«Ci sintonizzassimo sulla vena barzellettiera di Berlusconi, potremmo dire che ha dato voce al pregiudizio qualunquista dell’inutilità dei parlamentari. Se parliamo sul serio, è una frase rivelatrice di una concezione della democrazia plebiscitaria e leaderistica».