«Troppi precari». E il ministro pensa al turismo

«Chi è senza posto fisso va ricollocato altrove» Poi incontra gli alunni di una scuola elementare

da Segrate (Milano)

Tutti e quarantadue in fila e tutti col grembiulino. Manca un minuto al suono della campanella e i primini ordinatamente vanno in classe, dopo aver risposto all’appello di Mariastella Gelmini. Sì, è proprio il ministro dell’Istruzione a chiamarli per nome, uno per uno, e invitarli a entrare in classe, a sedersi dietro il banco e «insieme lavorare perché si torni a una scuola di qualità». Scatta l’applauso d’orgoglio di mamma e papà, che all’elementare Schweitzer di Segrate saluta l’inizio dell’anno scolastico.
Un inizio particolare col ministro dell’Istruzione che confida di essere «emozionata»: «Anche per me è il primo giorno di scuola». Dunque, please, «niente polemiche, non mi interessano: per me parla il lavoro». E il «lavoro» si declina anche nel «recuperare il ruolo fondamentale dell’educatore e dell’insegnante»: «L’insegnamento non è per tutti» chiarisce il ministro «ma solo per le persone animate da una grande passione educativa oltreché da una forte preparazione», «che non possono più essere gli insegnanti più sottopagati d’Europa».
Ma i genitori stiano tranquilli, avverte, perché «di questi insegnanti che quotidianamente svolgono non un lavoro ma una missione, grazie a Dio, ne abbiamo tanti». E la Gelmini ieri è entrata anche nel merito della questione scottante: «Negli ultimi anni la scuola italiana ha accumulato un numero impressionante di precari, eredità dei precedenti governi, ma è evidente che non è in grado di assorbirli», ha spiegato il ministro aggiungendo che ci vorranno almeno dieci anni per fare uscire dal precariato migliaia di persone. Così per chi non è ancora di ruolo potrebbe prefigurarsi un ricollocamento in altri settori, fra cui il turismo: «Stiamo studiando nuove figure professionali per tutti i precari insieme a Bondi, Brunetta, Brambilla e Sacconi, sia dentro che fuori la scuola». La questione è chiara: «Non possiamo aumentare il precariato illudendo le persone che la scuola possa assorbire un numero di posti superiore a quelli necessari e che riesce a pagare».
Dopo le polemiche di giornata, Mariastella Gelmini continua a difendere «l’insegnante unico» che «risponde a esigenze pedagogiche perché un bimbo di 6-7 anni ha bisogno di una figura di riferimento». «Saranno comunque offerte più scelte alle famiglie e accanto agli attuali modelli a 27 e 30 ore settimanali sarà a disposizione quello a 24 ore, oltre ovviamente al tempo pieno», ha annunciato il ministro. In soldoni, «non verrà meno la scuola a tempo pieno né l’insegnamento della lingua inglese o dell’informatica».
Certo, la riforma «che incontra un generale consenso» è sgradita «alle corporazioni e agli interessi consolidati che, forse, temono il cambiamento» ma, continua il ministro dell’Istruzione, dobbiamo dare un’opportunità ai bambini, ai ragazzi che hanno diritto a una scuola di qualità in vista delle sfide future».