Troppi prof e spese folli Così vengono bruciati tutti i soldi della scuola

Il 97% del bilancio dell’Istruzione finisce in paghe. All’innovazione solo lo 0,3%. In Italia record di docenti Spesi 120mila euro per la pulizia di ogni istituto. <strong><a href="/a.pic1?ID=286215">Gelmini: &quot;Stop allo stipendificio&quot;</a></strong>

Roma - Nel sistema della Pubblica Istruzione su ogni euro speso per la scuola 97 centesimi servono a pagare gli stipendi. Ne restano soltanto 3 per tutto il resto: strutture, dotazioni tecnologiche, formazione, ricerca e innovazione, sostegno. Il ministro dell’Istruzione e dell’Università Mariastella Gelmini lancia un altro sasso nello stagno. E questa volta rischia davvero di sollevare uno tsunami perché il nocciolo della questione è tutto qui: non è vero che i soldi siano pochi, dice il ministro, il problema è come vengono spesi. E per dar consistenza alle sue argomentazioni pubblica sul sito del ministero il bilancio del 2008 per l’area Istruzione. Le spese per il personale sono pari a 41.174.698.165, ovvero il 96,98 per cento del totale. Appena il 3 per cento a tutto il resto e di questi solo lo 0,3 per cento per l’innovazione. Da questi vanno tolti i 329.168.908 destinati ai dipendenti degli uffici amministrativi. Per il personale delle scuole restano 40.845.529.257 che vanno per l’82 per cento agli insegnanti, per il 16,5 al personale Ata (bidelli e amministrativi), e per l’1,53 ai dirigenti. Nello scorso anno scolastico in organico risultavano 776.192 docenti, 253.931 Ata e 10.191 dirigenti scolastici.

Troppi secondo la Gelmini. «Quando la spesa per il personale ha una tale incidenza sul bilancio significa che la nostra scuola non ha la capacità di rinnovarsi e di guardare al futuro. - avverte la Gelmini -. Troppo spesso la scuola è stata usata come un ammortizzatore sociale. È un dovere morale verso le nuove generazioni rivedere completamente il sistema scuola in Italia». E a settembre il ministro presenterà il suo piano di razionalizzazione della spesa. Meno insegnanti ma pagati di più e selezionati con un diverso sistema di reclutamento, valorizzazione dell’autonomia scolastica anche attraverso il federalismo e trasformazione delle scuole in fondazioni.
Come viene speso quel che resta del budget complessivo destinato alle scuole, 41.986.147.022 euro? Per le spese di funzionamento ci sono 580.678.054 di euro. Tolti 50 milioni che al momento risultano accantonati tutto il resto viene speso per pulire non tutti gli istituti d’Italia ma soltanto quel 40 per cento che ha esternalizzato le pulizie. Sono 4.300 le scuole che hanno dato in appalto i servizi di igiene e dunque ad istituto lo Stato spende in media più o meno 123.000 euro. La pulizia delle altre scuole ricade nel bilancio delle spese del personale per quel 16,15 per cento versato per il salario dei bidelli.
Poi il capitolo degli interventi, i contributi versati dallo Stato. Ad esempio alle scuole paritarie: 520.000.000. E i 40 milioni con i quali il governo finanzia i corsi di formazione professionale a carico delle Regioni.

Infine le spese in conto capitale. Di supporto agli enti locali cento milioni di euro per l’edilizia scolastica. Poi 30 milioni destinati all’innovazione tecnologica, acquisto di computer etc. E ancora 8 milioni di euro per l’individuazione degli interventi di messa in sicurezza. Ovvero per pagare esperti che verifichino di quali interventi necessita un edificio scolastico: dalle scale antincendio alla regolarità dell’impianto elettrico.

Le cifre fornite dal ministro e le conseguenze che intende trarne il governo preoccupano i sindacati della scuola. Il segretario della Cisl, Francesco Scrima controbatte con altre cifre. «Bisogna ricordare che i lavoratori della scuola rendono un servizio immenso - dice Scrima -. Servono 7 milioni e 700.000 alunni, il 13 per cento della popolazione all’interno di oltre 40.000 istituti sparsi per tutta la penisola». Enrico Panini, Cgil, accusa la Gelmini di voler «destrutturare il sistema scolastico» tagliando 150.000 posti di lavoro. Massimo Di Menna, segretario Uil, si dice favorevole all’ingresso di risorse private nella scuola purché la governance resti pubblica per evitare sperequazioni.