Troppi quarant’anni sul ring Parisi cede al francese Klose

Il calabrese costringe il rivale a battersi per 12 riprese, resistendo con una fierezza che ha colpito i 2500 spettatori

Francesco Rizzo

«Ho visto il mio futuro lontano dalla boxe e non mi è piaciuto», aveva detto prima del suo ritorno sul ring Giovanni Parisi, 39 anni a dicembre, stella dei guantoni senza alcuna voglia di tramontare. Ora dovrà farci i conti. Finisce male la sfida milanese a Frederic Klose, detentore del titolo europeo dei welter: il francese vince chiaro ai punti (anche se un giudice assegna il pari) e conserva la cintura. Ma Parisi cade con onore, costringe l’avversario a battersi per dodici riprese, si congeda da superbo combattente.
C’è un silenzio quasi religioso quando l’ultimo olimpionico della boxe italiana comincia a studiare il match e le sensazioni del rientro, un silenzio rotto dalla prima serie di colpi a bersaglio su Klose, incassatore con ventun incontri disputati dal 2000 contro i soli cinque dell’italiano. Parisi stana in fretta il rivale ma ne patisce la reazione, finendo alle corde alla seconda ripresa, subendo un montante destro micidiale alla terza, assaggiando lo stesso guanto in almeno altre due occasioni. Dopo il quinto gong, con la voglia di continuare quello che lui chiama il suo matrimonio con la boxe, addirittura di programmare un mondiale, il calabrese di Voghera ha fiammate furiose, come un montante da urlo, ma l’altro non perde il controllo del match, non si spaventa per i fischi, allarga le braccia come tentacoli, punisce i rischi presi dall’italiano, risponde quando viene infilato, attende che la stanchezza tradisca lo sfidante. Dalla nona ripresa il conto è sempre più rosso, Parisi è in debito di ossigeno anche se resiste con una fierezza che colpisce la gente. Non basta.
Non solo la sconfitta di Parisi davanti ai 2500 spettatori del Palalido. La prima difesa del titolo europeo dei mosca da parte di Andrea Sarritzu si rivela una maratona di lividi che il 30enne portuale sardo vince netto ai punti contro il tignoso francese Christophe Rodrigues. Maglia del Cagliari per salire sul ring, nel corpo la benzina pompata spendendo le ferie in palestra, il piccolo Rocky di Quartu Sant’Elena trova però nell’avversario una zanzara bianca che incassa e riparte, un bersaglio sfuggente che fa leva più sulla resistenza che su colpi dannosi. Sarritzu comincia bene, cerca soluzioni diverse per aggirare la difesa di Rodrigues, ma poi cala, subisce a tratti l’aggressività dello sfidante, non trova la soluzione. Anche se, proprio nei momenti più difficili, infila due o tre bersagli che eccitano il pubblico, lo stesso che lo ha applaudito in luglio quando, al Vigorelli, è diventato re d’Europa in una battaglia con lo spagnolo Pozo. E i giudici lo premiano. Senza storia i match di Gianluca Branco, che prepara l’assalto all’europeo dei superleggeri liquidando in una sola ripresa il polacco Zadworny e della forlivese Simona Galassi, ciclone della boxe femminile italiana (tre titoli mondiali), che debutta fra i professionisti facendo della slovacca Pencakova un sacco da allenamento.