"Troppi ruoli da comprimaria? Sono la star della mia famiglia"

L'attrice: "Se si stupiscono che io torni protagonista dopo i 40 anni vuol dire che a molti sono mancata e mi fa piacere. Ho lavorato abbastanza per potere scegliere"

ParigiL’attrice più pagata di Hollywood, i cui film hanno incassato circa due miliardi e mezzo di dollari, s’era fatta preziosa. Troppo presa dal marito Danny Moder e dai figli, i gemelli Hazel e Phinn di quattro anni ed Henry, di diciotto mesi, la pretty woman premiata con l’Oscar per l’indimenticabile Erin Brokovitch aveva rallentato l’attività. A quarantuno anni ora torna in Duplicity di Tony Gilroy, accanto al così british così sexy Clive Owen.

L’attrice impersona Claire Stenwick, agente della Cia, il partner recita Ray Loval, spia britannica. Quando una bugiarda professionale e un asso della manipolazione s’uniscono per rubare segreti industriali di due colossi della cosmetica, ne deriva un intrigo movimentato, ma ineguale. Pazienza... Gli sguardi si focalizzano su Julia e tutti commentano il suo ritorno sulla scena, ma così infastidiscono l’attrice, che nega d’essersi appartata.

All’hotel George V di Parigi, la diva - col celebre sorriso e gli occhi scintillanti - è splendida, molto più bella che nel film... Capelli lunghi color miele intenso, tutta in nero, top di seta, gonna aderente e tacchi vertiginosi di vernice che valorizzano gambe perfette, eclissa il partner maschile. Poche battute felici seguite dalla sua nota risata di gola e riconquista i giornalisti. È sempre lei la regina di Hollywood.
Signora Roberts, che cosa le è piaciuto nel progetto di «Duplicity»?
«Tutto! La sceneggiatura meravigliosa, lavorare con Tony Gilroy, autore e regista fuori del comune, intelligente, acuto e per giunta un bel ragazzo!».

Non è male nemmeno Clive Owen...
«Certo! Capita di peggio che passare giornate di lavoro con loro due!».

Quando lei ha recitato con Owen, in «Closer», non eravate teneri...

«Eravamo una coppia in piena rottura. Mi diceva: “Sparisci e crepa”. Io lo trattavo di conseguenza. Essere ancora amici dopo tanti insulti al cinema dimostra che lo saremo sempre!».

Che cosa le piace in lui?
«Mi piace molto. Fra noi c’è una buona alchimia. Ci somigliamo. Su lavoro, amicizia, famiglia abbiamo gli stessi valori».

Quali?

«Felici nelle rispettive coppie, abbiamo famiglie normali, immuni dalle follie del mondo dello spettacolo e dalle mondanità».

Ciò agevola recitare?

«Sì, ho piena fiducia in Clive e poi lui mi fa così ridere! Finite le scene più serie, allo stop del regista, spesso scoppiavamo a ridere».

Il film parla d’amore e bugie. Pensa che mentire sia necessario?

«In realtà credo che il cinema sia il contrario della menzogna. Dice la verità con l’artificio. Per recitare, si devono osservare le persone il più esattamente possibile, cogliendone l’essenza. Duplicity corrisponde a questo misterioso processo».

Come?

«I personaggi mentono, ingannano e s’ingannano, ma le circostanze li forzano a mettersi a nudo, esponendosi all’amore, per capire alla fine di essere pazzi l’uno dell’altra. Sono la menzogna, la fragilità della fiducia fra amanti a rendere la storia interessante e vera».

E nella sua vita privata?

«Non mento... Non mi serve».

Dal film ha imparato ad aggiustare la verità?

«Sì, ma solo per i giornalisti!».

Come passa le giornate?

«Sono occupatissima! Ci sono giorni nei quali, appena finito di cuocere e pulire la cucina, m’accorgo che devo preparare la cena».

Lei ha perfino rifiutato l’invito alla cerimonia degli Oscar...

«Mio marito era appena tornato a casa. Ho preferito restare in famiglia, la mia priorità. Abbiamo guardato la cerimonia insieme, in tv».

Le sono mancate le parti da protagonista negli ultimi anni?

«Non vedo così le cose. Sono protagonista a casa e questo - creda - mi basta!».

Si dice che il suo sia un rientro.
«Si dice anche “Pretty Woman torna!” e “ha passato i quaranta e lavora ancora!”. Ma mi pare di non esser mai partita. Comunque prendo queste osservazioni come complimenti. A qualcuno mancavo... Un pensiero gentile».

Girare meno è stata una scelta?
«Non sono mai stata una di quelle attrici che fanno film a raffica. Credo d’aver lavorato abbastanza per permettermi di scegliere bene. Evidentemente sono felice d’aver fatto Duplicity. Se non lo fossi, non farei il giro del mondo con Tony e Clive per parlarne».