Troppi soldi agli ippodromi allevatori del trotto in rivolta

Ritorno su un argomento spinoso, concernente la remunerazione degli ippodromi, concausa sistemica (purtroppo), del dissesto dei conti dell’Unire e della probabile ulteriore discesa a picco del montepremi. Aggiungerei, citando la risposta del commissario Unire Melzi alla Commissione agricoltura sul problema del «tesoretto», per capirci il fondo di oltre cinquantamilioni di euro messo a bilancio a favore degli interventi fatti o da fare per il miglioramento (?) degli ippodromi: «Il tesoretto è lì - ha risposto il commissario straordinario - è una cifra del tutto inadeguata per ristrutturare gli ippodromi che finora comunque non sono stati finanziati». Secondo Melzi d’Eril la cifra «dovrebbe essere devoluta a chi ha presentato le domande di finanziamento e ha attese legittime». Se ho ben capito dunque: alle Società di corse oltre ai preventivati 117 milioni di euro (bilancio provvisorio 2007), si dovranno aggiungere in parte le somme del «tesoretto». Nel 2004 la remunerazione delle Società di corse era a 79 milioni di euro e il montepremi a 270 milioni di euro, nel 2007, le Società andranno, oltre al «tesoretto» (tutto o in parte), a 117 milioni di euro e il montepremi a 220, se saranno confermati! Veramente un bel risultato. Società di corse: è bene mantenere la memoria aggiornata sul meccanismo perverso della loro remunerazione. Da un mio intervento del 27 febbraio scorso: «La convenzione, altro non è che un contratto tra un Ente pubblico, l'Unire e dei privati che posseggono, ovvero gestiscono, gli ippodromi. Comporta una serie di remunerazioni per il servizio che svolgono, parametrate su percentuali oggettivamente riscontrabili, quali il movimento del gioco all'interno degli ippodromi (pochissima cosa), che all'esterno attraverso le Agenzie ippiche o altri collettori, e sino a qui mi pare siamo nel ragionevole. Una ulteriore remunerazione riguarda l'utilizzo da parte dell'Unire del segnale televisivo, remunerato da mille a quattromilacinquecento euro per giornata di corse, secondo standard qualitativi degli impianti e da qui probabilmente nascono le insormontabili difficoltà nel procedere alla riduzione delle corse, nonostante le indicazioni in tal senso. Arriviamo al grosso della remunerazione che, per le dimensioni economiche raggiunte, non è più giustificabile. Gli ippodromi sono catalogati ai fini di questa remunerazione con un meccanismo a punti, graziosamente definito «corrispettivo impianti». Consiste in una serie di valutazioni che prendono in considerazione per ogni ippodromo le piste, le tribune, i box, il centro di allenamento e altri elementi utili allo svolgimento dello spettacolo. Qui arriviamo al «punto» veramente critico in tutti i sensi: per ogni punto l'Unire versa ad ogni ippodromo la cifretta di 37.950 euro l'anno. I punti partono da un minimo di 8 per l'ippodromo più sguarnito e possono arrivare ad un massimo di oltre 120 (quattromilioni cinquecento cinquarantaquattromila euro!). Con. inoltre, un aggiornamento annuale del tipo «scala mobile». Questo meccanismo perverso di cui è dotata l'Unire, può costituire, in alcuni casi, oltre il 50% della remunerazione totale di un ippodromo, totalmente indifferente al movimento di gioco esterno! Ciò che mi meraviglia è l’inerzia da parte del ministero vigilante. Non rimane che sperare nella Corte dei conti, organismo molto attivo in questi giorni nel settore.
*consigliere dell’Anact (Associazione

nazionale allevatori del cavallo trottatore)